Il metodo – 18 Gennaio 2015

discepolatoContesto. C’è prima qualcuno di una grandezza umana, ascetica e spirituale schiacciante e questo è Giovanni il Battista. E lui indica un altro.
Gesù non indica un altro uomo. A Gesù ci si ferma, non c’è altro sapiente che possa rispondere. Non ce ne sono altri dopo Gesù. Solo il Padre. Lui non dice andate da soli, ma venite con me. Venite a me. Vieni e seguimi. Venite e vedrete. L’amore vero non teme di usare il modo verbale imperativo.
Vedrete il tempo è il futuro. In mezzo ci sono quindi dei passi per arrivare al posto giusto, per regalarsi il tempo giusto. E quel giorno rimasero con lui. Uno spazio e un tempo necessari per incontrarsi veramente.
Un metodo così adeguato per noi uomini. È metodo perché dopo l’incontro con Lui i suoi discepoli per chiamare gli amici useranno la stessa espressione. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Non dice: vai! Ma: vieni con me e vedi!. Ti porto con me. Andiamo insieme, perché io comunque non posso non tornare.
Poter usare noi le sue stesse parole perché i nostri corpi sono membra del Suo. Perché noi siamo Tempio dello Spirito Santo. Avere a portata di mano la presenza di Cristo nel suo vero Corpo che è la Chiesa fatto di luoghi, amici, liturgia, esperienze, attività. Avere come unica strategia: “Vieni e vedi”. Quando ci viene da convincere solo filosoficamente, ma non abbiamo persone concrete a cui portare un amico, la fede non è matura. Non c’è ancora una vera comunità se la frase più ragionevole a proposito dell’annuncio cristiano “Vieni e vedi” non ci viene da dirla perché non abbiamo niente di prezioso in termini di bellezza, di verità, di bontà da far incontrare concretamente nella carne alle persone a cui vogliamo bene.

Padre Maurizio Botta

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