Inafferrabili verso l’alto (07/08/2016)

verso l'altoAttesa, tesoro e liberazione. Queste le parole che si intrecciano nelle letture di questa domenica. Il libro della Sapienza descrive poeticamente così la notte santa della liberazione dall’Egitto per il popolo di Israele.

La notte della liberazione, desti al tuo popolo, Signore, una colonna di fuoco, come guida in un viaggio sconosciuto e come un sole innocuo per il glorioso emigrare …

Parole cariche di mistero e di avventura. Nella notte, il pellegrinaggio verso una terra sconosciuta per ricevere il dono di una vera liberazione, di una vera e profonda libertà. La prontezza a partire solo con l’essenziale, frutto dell’attesa radicata nelle parole del Signore. La stessa attesa fiduciosa che Gesù chiede a noi.

Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese…

Gesù dicendo, dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore, descrive una caratteristica del cuore umano: il nostro cuore attende quello che ritiene importante, ricco di valore, desiderabile. Gesù ci invita a ripensare i nostri criteri di preziosità. Esiste un tesoro inesauribile adeguato allo smisurato desiderio del nostro cuore che altrimenti nulla e nessuno riusciranno a placare. Al di là delle apparenze il cuore di un vero cristiano ha in sé qualcosa di selvaggio. Vive insieme agli altri, lavora come gli altri, ride, mangia, dorme, ma il vero cristiano non ha il suo tesoro sulla terra. Conserva sempre, per chi vero cristiano non è, un qualcosa di irriducibile, di incomprensibile, di inafferrabile. Libero è il vero nome del vero cristiano, perché fa esperienza di un tesoro inaudito.

Gesù descrive anche così, questo tesoro fonte di libertà, beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.

Un vero cristiano, magari proprio nell’ora del dolore, dopo una lunga attesa, scopre che Dio infine è giunto e si è incredibilmente chinato al suo servizio. E lì la vita non è più come prima. Non temiamo! La paura di non sentirlo vuol dire essere ancora servi svegli con l’orecchio teso. In realtà, quando Lui arriva e si è svegli, non si può non riconoscerlo. Chi dorme, invece, è proprio colui che ha smesso di sussultare per la paura di non sentire la mano  del Signore sul legno della porta, ma questo accade per chi ha smesso di attendere. Abbiamo bisogno di gesti concreti per dirci che stiamo ancora attendendo insieme. Abbiamo bisogno di incontrare uomini e donne vere per cui il tesoro è Dio, il rapporto con Lui, il cielo. Allora, come diceva il Beato Pier Giorgio Frassati ai suoi amici, verso l’alto!

 di Padre Maurizio Botta C.O.

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