La manica (21/08/2016)

porta stretta 2Signore, sono pochi quelli che si salvano?

La domanda rivolta a Gesù è chiara e ci interessa. Gesù non risponde subito sul numero dei salvati alla fine dirà che sono tantissimi, verranno da tutte le parti del mondo senza esclusioni etniche, ma ci saranno comunque sorprese a questo proposito. Gesù, per prima cosa, si ferma a parlare del modo in cui ci salva. E sposta il cono dell’attenzione dal loro al voi. Dal loro al te che mi poni la domanda.

Nella domanda di questo tale ci sono tanti sottointesi. Quanto è buono Dio? La sua manica è larga o è stretta? Sono domande che non coinvolgono personalmente l’uomo che le pone. Non ha chiesto, come faremo a salvarci? Oppure, Signore come posso salvare la mia vita? No, la sua richiesta è impersonale. Gesù non gli permetterà di stare tranquillo, gli parlerà di una drammatica possibile esclusione per le persone designate dal suo voi, un voi che comprende anche lui che lo interroga. Ma chi sono questi uomini a cui Gesù si rivolge dicendo voi?

Quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio.

Gente che sa chi sono Abramo, Isacco e Giacobbe, gente che conosce i profeti.

“Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”.

Gente che ha mangiato con Gesù, gente che ha ascoltato i suoi insegnamenti.

Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!

Gente a cui  l’incontro con Gesù non ha fatto cambiare la vita.

Gesù presenta sé stesso come la porta. La porta è stretta perché ingombrante è la nostra autonomia, il nostro orgoglio egomaniaco. La porta è stretta perché la misura  è quella dell’abbandono del bambino. In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. La porta è stretta perché si passa uno per volta. La salvezza, il passare attraverso Cristo è questione di lasciarsi conoscere personalmente e intimamente da Lui. Perché conoscenza personale e intima di Lui implica principalmente il conoscere noi stessi, l’ammettere che siamo bisognosi della Sua Misericordia e non autogiustificarci sempre, ossessivamente. La porta è stretta perché Gesù mi obbliga a essere vero. Io voglio questa nudità davanti a Cristo. Voglio ascoltare Gesù Cristo che mi dice, “Passa attraverso di me. Lasciati ridurre umilmente, fatti conoscere e conoscimi!” Sì, Dio perdona, certo che perdona! Sono io che resisto a vivere questo perdono divino che trasforma. A questo proposito ricorda con identica serietà  il Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium:

Si ricordino bene tutti i figli della Chiesa che la loro privilegiata condizione non va ascritta ai loro meriti, ma ad una speciale grazia di Cristo; per cui, se non vi corrispondono col pensiero, con le parole e con le opere, non solo non si salveranno, ma anzi saranno più severamente giudicati [27]. LG

Abbiamo paura di sentirci dire, non so di dove siete? Io sì e faccio bene. È giusto aver paura che Gesù possa dire così anche a me. Io non lo voglio. Voglio farmi conoscere fino in fondo, verificarmi su di Lui. Lasciarmi ridurre dalle Sue Parole, dalle Sue Priorità, dai Suoi Pensieri, dalla Sua Volontà. Non voglio presumere della salvezza come quei tizi concentrati a domandare sulla salvezza degli altri e che si sentono rispondere sforzatevi voi, ma non voglio nemmeno disperare mai della mia salvezza come ha fatto Giuda.

di Padre Maurizio Botta C.O.

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