La speranza negli occhi (01/05/2016)

melazzini2

Audio Omelia

La Paix du Christ, la Pace di Cristo, così si dice in Francia al momento dello scambio del segno di pace. Ci si scambia la Sua di Pace. Mi metto, allora, in ascolto idealmente della domanda di un ventenne. Ma dimmi un po’, dov’è questa Pace? Si può vedere? Chi ce l’ha?

L’inquietudine in troppi occhi. Troppi occhi di vecchi senza pace. Occhi di adulti senza certezza sulla bontà della vita. Cosa vede un ragazzo che cresce? Anche negli occhi dei credenti, di quelli che vanno a Messa, a volte drammaticamente negli stessi occhi dei consacrati, dei sacerdoti? Sperimenta l’esistenza di questa Pace donata da Cristo? Cosa posso rispondere a un ragazzo, a una ragazza che fa una domanda così giusta?  I nostri ragazzi non hanno forze per rompere il muro creato dagli occhi cinici e vuoti di milioni di adulti. La disperazione è così diffusa che cominciano ad esserne già intaccati anche i nostri bambini.

La lettura di San Cirillo d’Antiochia che oggi la Chiesa ha fatto fare ai suoi consacrati ci ha messo davanti l’unica cosa che un mondo materialista implora da noi: “È assolutamente necessario che anche noi ci riteniamo vivi della Sua Stessa Vita, superiore alla vita naturale della persona umana”. Il rischio è dimenticare le parole immense e audaci di Gesù, noi prenderemo dimora presso di lui, riferendosi a sé stesso e al Padre che vengono ad abitare nella vita biologica concreta del credente. Questo il nuovo cuore, la vera novità della nostra carne cristiana. La novità morale nelle scelte non sgorga dalla coerenza con la quale eseguiamo una legge affidataci, ma da una Presenza reale e forte e vivente di Dio nel vero discepolo, in noi. Accogliamo la provocazione di chi si definisce ateo e agnostico. Ha il diritto a voler toccare con mano l’Eterna Verità di queste parole. La Pace di Dio che emana dalle persone dei veri discepoli e che quasi per contatto si può passare anche a chi non crede, se non ideologicamente chiuso ad accoglierci.

Ma la Pace donataci da Cristo non è comunque. Non piove dall’alto come beneficio di una capricciosa dea bendata. Implica pesantemente la nostra libertà di discepoli. E questo vince una visione caricaturale della fede in cui una sorta di Grazia Magica escluderebbe la libertà dell’uomo. Noi non siamo burattini che aspettano SuperGesù che ci salva e ci porta via verso luoghi meravigliosi. Custodire in noi la Fede nel cielo, nella Vita Eterna di Dio in noi uniti a Cristo  già ora e poi dopo la morte, è la battaglia spirituale su cui si gioca ogni possibile trasmissione della fede.

Senza fede nel paradiso il vuoto si impadronirà anche dei nostri occhi disperando definitivamente i nostri giovani. Combattiamo per loro la buona battaglia, conserviamo la fede.

di Padre Maurizio Botta C.O. 

 

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