La valigia (6/12/2015)

GetAttachment.aspx Domenica scorsa guardavamo a noi come a sentinelle sveglie che si astengono da orge e ubriachezze, ma per conservare leggerezza e lucidità in vista di un incontro. Oggi da cosa ci asteniamo? Cosa “non-fare” in questi tempi per fare l’unica cosa necessaria?

Per ascoltare il grido della Speranza di Dio occorre rinunciare alle molte parole e alle molte immagini della comoda città perché questa voce si può ascoltare solo nel deserto. Contenuto del grido della Speranza di Dio è che i burroni possono essere riempiti e le montagne spianate. Immagini che chiedono una spiegazione.

Il deserto è il luogo del silenzio in cui un grido diventa  assoluto e indimenticabile. Per contrasto. Nell’assenza di altre voci umane il grido con il suo contenuto diventa realtà. Il deserto come luogo della parola essenziale. Non superflua. Ma un’acuta osservazione ricorda come ci sia sempre facile distinguere il superfluo dal necessario, tranne quando la valigia è la nostra. Quando siamo noi a doverci astenere da immagini, parole, incontri superflui.

Una mistica “cittadina” Madeleine Delbrèl ci incoraggia osservando come il deserto non sia solo un luogo geografico, o fuga utopica, ma scelta d’amore possibile ad ogni semaforo. “Non si tratta di imparare l’ozio. Bisogna imparare a essere soli ogni volta che la vita ci riserva una pausa. E la vita è piena di pause, che noi possiamo scoprire o sprecare. Nella più pesante e grigia giornata, quale splendida gioia per noi la previsione di tutti questi incontri sgranati… Quale gioia sapere che noi potremo al Tuo solo Volto levare gli occhi, mentre il telefono sarà occupato, mentre, alla fermata, attenderemo l’autobus in ritardo, mentre saliremo le scale. Che straordinaria passeggiata, sarà per noi questa sera il ritorno in metrò, quando s’intravedranno appena le persone incrociate sul marciapiede. Quali “vantaggi” per Te sono i nostri ritardi, quando si attende un marito, degli amici e dei figli. Ogni fretta di ciò che non arriva è molto spesso il segno di un deserto.”

Scegliere, quindi, di ascoltare un grido che nel deserto non può non essere ascoltato è lo spazio della nostra libertà. L’opera della Libertà di Dio, invece, è descritta da Isaia come burrone riempito, come monte spianato. È la visione finale del “dopo-intervento” di Dio nella vita di un popolo, di un uomo. L’abisso del cuore umano colmato. Il santo santificato, colmato dallo Spirito di Cristo è un uomo riempito che non ti risucchia e distrugge con i suoi bisogni infiniti. Come un recipiente sotto una Fontana Viva. Ci sono persone che sono sole perché sono come buchi neri che divorano gli altri senza mai donare. Il santo è un uomo reso mite e umile senza montagne di egocentrismo e di superbia. Ci sono persone che percuotono in testa agli altri le loro esigenze e i loro bisogni ossessivi. Il santo è uno spianato, non è più un uomo intricato, ma semplificato da Dio con cui fa piacere stare insieme anche se tu sei pieno di peccati. Un santo lo riconosci perché non ti paralizza con i sensi di colpa, ma ti accende la voglia di Amare, di fare il Bene.

Occorre prima di tutto ascoltare chi siamo noi senza Dio e poi invocare questo riempimento. A noi scegliere la via del deserto, astenendoci da ogni mondanità, anche spirituale.

“Sono sicura, mio Dio, che Tu mi ami e che in questa vita così ostacolata, stretta tutt’intorno dalla famiglia, dagli amici e da tutti gli altri, non può mancare quel deserto in cui ti si può incontrare. Non si arriva mai al deserto senza avere attraversato molte cose, senza essere affaticati da una lunga strada, senza strappare i propri occhi al loro orizzonte abituale. Si guadagnano i deserti, non si regalano. I deserti della nostra vita, non li strapperemo al segreto delle nostre ore umane, se non faremo violenza alle nostre abitudini, alle nostre pigrizie. E’ difficile, ma essenziale al nostro amore. Madeleine Delbrèl

di Padre Maurizio Botta

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