Sotto le suole (05/02/2017)

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Basta una sola lettera dell’alfabeto per far scomparire ogni “buona notizia”. Basta aggiungere una sola parola per fare peggio. “Voi siete luce del mondo”, diventa “Siate luce del mondo” e infine, come per magia, “Dovete essere luce del mondo!”. E la catastrofe è compiuta.

Gesù non ci chiede di essere luce e di essere sale. La fede sarebbe un problema di imitazione, come se Gesù ci dicesse: “Hai le forze per renderti saporito e luminoso come sono io, sii coerente e fallo!”.  Gesù, invece, dice ai suoi discepoli “Voi siete” e se non siamo luce e sale occorre chiederci se siamo discepoli. Gesù non chiede uno sforzo di imitazione, ti da l’indicatore per valutare per capire chi sei. Oggi non voglio nascondervi la buona notizia per annunciare una morale. Non voglio separarmi da Lui per illudermi sulla mia sapidità, sulla mia luminosità senza di Lui.

Se non ci fa problema, per non fare autocritica sulla nostra adesione a Cristo, cambiare le sue parole, finiremo per perdere sapore ed essere disprezzati.

Oggi guardiamo due insipidità opposte, ma insipide. Due tenebrosità opposte, ma tenebrose. Siamo sempre tentati da uno di questi estremi del non-gusto.

Da una parte l’esibizionismo, il culturismo oliato della fede. “Che si sappia che io sono cristiano!” L’ostentazione muscolare della fede. “Io non me ne vergogno… io!”. Ma per noi stessi. Non per dare gusto, per donare luce intorno. Alcuni di noi rischiano di diventare bulli rissosi. Ideologici, sanno che luce e gusto vengono da Dio, ma si accontentano di dirlo. Si preoccupano di essere riconosciuti da tutti come discepoli coerenti, ma allo specchio, per loro stessi, non per la paura di far mancare agli altri uomini il dono di Dio.

All’estremo opposto, altri sono sedotti dalla tentazione dell’anonimato. Che nessuno se ne accorga. Ideologici, perché tanto non è importante che si sappia se siamo di Cristo. Come se gusto e luminosità potessero venire dalla nostra umanità. Ottimisti sull’uomo senza realismo, come se tra noi discepoli e gli altri non ci fosse tutta questa differenza. Anzi, sotto sotto, gli altri sono sempre meglio.

Entrambe le tentazioni, se non contrastate, ci portano a non essere ricercati dalle persone per il gusto che Gesù attraverso la nostra vicinanza dona loro o per la luminosità che Lui, attraverso di noi, suoi discepoli, è capace di irraggiare nelle tenebre circostanti.  Ma se discepoli non si è, calpestati saremo.  Sempre divisi e in lite rischiamo di trovarci accomunati nel far mancare al Padre la lode di chi non è discepolo per le opere buone derivanti dalla nostra unione con Gesù e nel disprezzo che il mondo ci riserverà. Che non ci capiti di trovarci uniti solo per assenza di gusto sotto le suole degli altri uomini.

di Padre Maurizio Botta C.O.

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