Lealtà (13/08/2017)

Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla

Gesù voleva fare alcune cose da solo. Senza i suoi discepoli. Voleva congedare la folla, parlando Lui a quelle persone senza che fossero presenti i suoi discepoli. Perché? Non possiamo saperlo con sicurezza, ma fu un’imposizione così decisa che Matteo scrivendo usa il verbo “costrinse”. Loro volevano restare e Gesù voleva invece che loro andassero via.

Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo

Ecco molto probabilmente la risposta che cercavamo. Gesù costringe i discepoli ad andare via prima perché voleva stare solo a pregare il Padre per un tempo lungo. Dopo un miracolo impressionante e carico di conseguenze come quello della moltiplicazione dei pani e dei pesci per una folla immensa, Gesù rientra in ascolto della voce del Padre. Gesù ricerca l’intimità con il Padre in uno spazio e in un tempo precisi. Un luogo alto e deserto. Un tempo lungo dal tramonto in poi. Prega Gesù, prega Maria, hanno pregato tutti i santi e noi? Nel rispondere a questa domanda la prima cosa, come in ogni risposta, è la lealtà, la sincerità. Non è mai il tempo a mancare. Se fosse così non prospererebbe l’intrattenimento su Internet e alla Televisione. Se non ci fosse il tempo libero potrebbe sopravvivere SKY, potrebbe sopravvivere MTV, potrebbero sopravvivere le quasi infinite serie televisive o i giochi capaci di creare dipendenza perché sono proprio architettati per crearla? Non dico questo per demonizzare queste realtà, ma per dire che occorre lealtà: per le cose che ci danno un piacere immediato il tempo c’è sempre. Il piacere di stare in silenzio con il Padre, non è un piacere immediato, ma senza questo tempo di preghiera, senza l’adorazione cosa diventa la vita dell’uomo? La preghiera, l’adorazione di Dio è il tesoro sotto terra della parabola. Gli uomini ci camminano sopra indifferenti quando l’intimità che Dio offre loro potrebbe trasformare tutto. Anche il dolore.

Cosa dobbiamo pensare, infine, di questo racconto di Gesù che cammina sulle acque? Cosa pensare dei miracoli? Sono solo simboli, allegorie? O peggio menzogne? Matteo racconta come testimone oculare o immagina, scrivendo, un racconto fantasioso, tipo una fiaba, per impressionare la gente semplice?

Colui che ha fissato le leggi della creazione conserva il potere su queste leggi. Dio può interrompere eccezionalmente le leggi che Lui stesso ha fissato e intervenire direttamente nella storia. Non credere questo significa aver perduto la fede. E anche qui ci vorrebbe lealtà. Sicuramente un miracolo ha sempre anche un significato spirituale più profondo, ma quando si passa subito ai significati spirituali e morali per nascondere il disagio della propria incredulità, questa assomiglia molto alla slealtà.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Commento alle letture della XIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) di P. Maurizio Botta per la Radio Vaticana

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