Lo sguardo del figlio (01/11/2015)

martinmartinezpascual_R439_thumb400x275Negli occhi di Gesù le folle. Ogni uomo. È questa visione che stimola il suo insegnamento. I suoi discepoli si avvicinano capiscono che sta per parlare. Un lungo discorso soprannominato “della montagna” che Matteo, testimone oculare, riporta in 111 versetti, ben tre capitoli del suo vangelo. Il quinto, il sesto e il settimo. Queste sono parole principalmente per loro. Prendere le sue parole e applicarle indistintamente a ogni uomo, senza minimamente considerare chi siano i destinatari, è una delle forme, forse la più grave, di relativismo esegetico. Parole per diventare santi.

La santità ha come motore propulsore il Sangue di Cristo.

Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello. 

Al centro della santità per noi uomini c’è un sacrificio. Il Sacrificio di Cristo. Dio Padre vuole salvare ogni uomo e lo fa attraverso il Sacrificio del Figlio e di tutti quelli che la Grazia di Cristo unisce a questo Suo Sacrificio. Ogni uomo di ogni tempo, nessuno escluso, per salvarsi ha bisogno del sacrifico di Cristo e dei suoi santi uniti a Lui. Di noi.

La santità dei santi non è statica e magica, ma è dinamica e libera. La Santità è sì perfezione, ma perfezione filiale.

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! 

Non possiamo diventare santi senza la Grazia, ma non possiamo diventare santi senza tutta la nostra libertà. Non può avvenire mai senza di noi. La chiamata alla santità è una chiamata per i discepoli per quanti vogliono essere discepoli. La parole di Cristo non si possono leggere e capire senza aver già iniziato a seguirlo, esse sono per tutti i discepoli, non per tutta l’umanità. Vengono santificati uomini e donne di ogni popolo della terra. I Santi non appartengono a una sola etnia. Dio vuole salvare ogni uomo e lo fa attraverso Gesù e attraverso tutti quegli uomini e donne che egli ha unito a sé. Nelle Beatitudini è descritto Cristo e i discepoli uniti a lui in modo vitale. Non solo uniti a Lui nel Battesimo, magari da bambini, ma figli del Padre perché guidati ogni giorno dallo Spirito del Figlio. Resi perfetti come figli del Padre. I santi ricevono lo sguardo del Figlio. Santi non perché stoici eroi morali di bontà, ma perché santificati dallo Spirito Santo. Non santificati magicamente, ma perché liberi mendicanti dello Spirito ad ogni respiro.

Santità dei discepoli e salvezza universale.

È vero che Gesù, quando descrisse il Giudizio Universale, parlò anche del misterioso legame che lo lega quasi “fisicamente” agli affamati, agli assetati, ai carcerati, ai malati della storia umana. Gesù rivelò che ci saranno uomini di ogni popolo della terra che piegandosi durante la vita terrena sulle ferite di questi miseri scopriranno dopo la morte che accogliendoli in realtà accolsero Lui stesso e così si salveranno eternamente. Noi evidentemente non potremo dire “Non sapevamo”. Noi, conoscendo le parole di Gesù, sappiamo benissimo che nel carcerato, nel affamato, nel malato c’è Lui in persona.

La meta c’è.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. 

Il Cielo esiste e non è vuoto. Siamo nati e non moriremo mai più.

di Padre Maurizio Botta C.O.

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