Mendicanti di Fuoco (15/05/2016)

Mondial Auto Show, Paris, France - 28 Sep 2000

Audio Omelia

Domenica scorsa dicevamo che spirituale per un cristiano è lo Spirito di Cristo che entra nella carne, in tutto dell’uomo. Non c’è desiderio, ansia, gioia, speranza, amicizia vera, libro, musica o stupore riconoscente davanti al creato, niente di tutto questo, che non sia assunto in Dio attraverso Cristo. Il Sangue di Cristo porta in Dio tutto di noi. Anche il nostro dolore unito a Cristo è purificato e diventa qualcosa di importante e necessario come una contrazione durante un parto. Ma anche tutto questo non ci basta ancora. C’è nella vita umana una mancanza abissale di comunione. Siamo segnati da una necessità troppo profonda di pace e di gioia, ora. Sperimentiamo una spaccatura in noi stessi, con gli altri, con il creato. Una frattura profonda con Dio, origine di tutte le altre. La Sequenza che preghiamo  insieme, in questo giorno Santo di Pentecoste, sottolinea proprio come lo Spirito abbia la potenza  di guarire queste fratture che ci rendono infelici.

Senza la tua forza nulla è nell’uomo. La nostra fragilità e il problema tutto nostro di riconoscere e ammettere questa fragilità.

Senza la tua forza nulla è senza colpa. Il male che è in noi e il problema di riconoscere e ammettere tutta la nostra malvagità, fino ad implorare sinceri: Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, raddrizza ciò che sviato.

Vieni Padre dei poveri.  Povertà in che senso? Pietro in uno dei suoi discorsi pubblici ricorda che Dio ha donato lo Spirito Santo a coloro che si sottomettono a lui. Questa povertà è questione di obbedienza di Fede. È la vera scelta di rinunciare alla ribellione della autonomia.

Occorre schierarsi su Gesù. Chi è Gesù? Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre. Vivente alla destra del Padre intercede per noi. Mediatore e garante della perenne effusione dello Spirito.  Che cosa, dunque, ostacola questa Pentecoste oggi nella nostra vita? Non chiederlo mai, lo Spirito Santo. Al massimo parlarne, ma non mendicare. E perché non lo si chiede? Perché si è ricchi. Non necessariamente economicamente, perché ci sono stati uomini straricchi, ma poveri in spirito, mendicanti dello Spirito di Dio. Penso alla bellissima intervista prima di morire del patron della Michelin, François Michelin.  Oppure non lo mendichi perché ti dai risposte sbagliate con i dogmi moderni sulla felicità, con le loro fonti di consolazione alternative tristemente non rinnovabili. Vi presento, come antidoto a questi veleni, pochi versi di un meraviglioso Inno di Lode a Dio, dal titolo  “Gloria a Dio per tutto” di cui l’autore è un  sacerdote  russo,  morto  nei  lager  sovietici  nel 1940, di nome Gregorij Petrov[1].  Descrive come lo sguardo sulla vita sia trasformato dal Fuoco dello Spirito di Dio.

Tu all’improvviso sei brillato nel mio animo nel momento delle più forti gioie della vita.

E dopo la Tua Folgorante Luce, come esse sono apparse incolori, oscure, illusorie.

L’anima inseguiva Te.

 

[1] L’Inno è stato pubblicato in italiano nella rivista “Humanitas”,  n.  3,  giugno  1980,  che  a  sua  volta l’ha  tratto  da  una  raccolta  di  trenta  Inni  Acatisti (recitati  stando  in  piedi)  orientali,  pubblicato  dal Foyer Oriental Chretien di Bruxelles.  Il titolo “Gloria a Dio per tutto” è la nota frase pronunziata  da  san  Giovanni  Crisostomo  morente di  stenti  sulla  via  dell’esilio.

 

 

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