Senza esitazioni (06/11/2016)

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Al centro delle letture di questa Domenica c’è la vita dopo la morte, la questione delle questioni per ogni uomo. I sadducei non ci credevano. Facevano parte principalmente di antiche famiglie aristocratiche nell’ambito delle quali venivano scelti i sacerdoti più alti e il sommo Sacerdote. Ma i sadducei dal punto di vista teologico non credevano all’esistenza di un’anima immortale e in particolare alla vita della persona umana dopo alla morte. Non credevano alla resurrezione dei corpi e nemmeno agli angeli. Come se oggi un vescovo non credesse al paradiso…

Il caso posto a Gesù ha del ridicolo, una donna “ammazza-mariti”, tra di loro tutti fratelli, una barzelletta insomma, usata per ridicolizzare le posizioni teologiche dei farisei che invece credevano alla vita dopo la morte, agli angeli e alla resurrezione della carne.  Il caso assurdo è posto a Gesù per costringerlo a schierarsi. Da che parte stai con noi sadducei o con loro, con i farisei? Gesù risponde con chiarezza e senza esitazioni. A tutto. Vita subito la morte sì, angeli sì, resurrezione della carne sì. Su un tema così fondamentale parla con la sua consueta sicurezza e autorevolezza, non è nichilista o incerto, conosce la nostra sete appassionata di verità. Non è finto umile, lui sa e dice e spiega.

Confrontiamo la stessa risposta data ai sadducei nella versione di Luca, il cui Vangelo è frutto di tante interviste ai testimoni oculari diretti e nella versione di Marco, segretario di Pietro. Ve le riporto entrambe nella traduzione letterale, parola per parola, dall’originale greco che risulta ancora più incisiva.

Dichiarò loro Gesù: “Non (è forse) per questo che si ingannate, non conoscendo le Scritture né la potenza di Dio? Quando infatti risorgeranno dai morti, né prendono moglie, né prendono marito, ma sono come angeli nei cieli. Ora, riguardo ai morti che risuscitano non avete letto nel libro di Mosè nel (racconto del) roveto, come Dio gli disse dicendo: Io (sono) il Dio di Abramo e (il) Dio di Isacco e (il) Dio di Giacobbe? Non è un Dio di morti, ma di viventi. (Voi) vi ingannate molto.” Mc 12,24-27

“I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che saranno giudicati degni di aver parte a quell’altro mondo e alla resurrezione dei morti, né prendono moglie né prendono marito. Infatti, non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione. Ora, che i morti risuscitano, l’ha indicato anche Mosè nel (passo del) roveto, quando dice (che il) Signore (è) il Dio di Abramo e Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Ora, (egli) non è un Dio di morti ma di viventi: tutti infatti vivono per lui”. Lc 20,34-38

Gesù parla di un giudizio personale subito dopo la morte. Gesù dice che in attesa della resurrezione si vive, come vivi sono Abramo, Isacco e Giacobbe, non si può più morire, come gli angeli. Figli della resurrezione in attesa di una resurrezione piena, capace di coinvolgere pure la carne. Questa salvezza è l’unica capace di dare senso e serietà a ogni istante della vita. Questo significa credere alle Scritture. Questo significa credere alla potenza di Dio. A noi qui continua ad interessarci.

di Padre Maurizio Botta C.O.

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