Serviti e riveriti (18/10/2015)

lustrascarpe-1948La drammaticità del vangelo di oggi ci sfugge se non leggiamo i tre versetti che lo precedono.

Mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti. Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».

È alla luce di questo contesto che si comprende fino a che punto la domanda affamata di gloria di Giacomo e Giovanni, i due “figli del tuono”, potesse risultare avvilente per Gesù. Lui annuncia la sua umiliazione e loro chiedono per loro stessi la gloria. Loro vogliono essere serviti e riveriti e lui parla di essere schiavi di tutti gli altri discepoli per primeggiare. È un rischio che pochi anni dopo San Paolo vedrà in molti della comunità di Filippi.

Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra. La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo Fil 3,18-20

Una fede questa vissuta avendo in realtà a cuore solo la terra, mai Dio e il cielo. Quando le nostre voglie e i nostri desideri contrastano con Gesù e con le sue parole rischiamo di vergognarci di Lui davanti agli uomini. San Paolo in un’altra lettera rivolgendosi ai Galati chiede loro a chi vogliano piacere. Dal canto suo l’apostolo delle genti dice di avere le idee chiare.

È forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo! Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull’uomo; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo” Gal. 1,10-12

E’ più facile ed appagante diffondere un vangelo modellato sull’uomo. È diffusissimo un relativismo esegetico che permette di farsi un Gesù accomodante a cui va tutto sempre bene. In questo modo anche se “cristiani” si resta sempre à la page, si ricevono complimenti, inviti, i primi posti nelle piazze e nei salottini televisivi. In realtà, per non illuderci, quando la nostra volontà è contraria a quella di Gesù non possiamo conoscerlo. Vergognarsi di Gesù significa vergognarsi del medico delle anime e dei corpi, del vincitore di satana, di colui che solo dona la vera Pace di Dio. Purtroppo il cristianesimo in molti casi non è altro che una maschera dietro la quale ognuno può continuare a pensare e a fare ciò che vuole. Non è quindi difficile ascoltare dichiarazioni d’essere cristiano da parte di uomini, non solo non pentiti dei loro peccati, ma addirittura orgogliosi d’essere antitetici agli insegnamenti di Cristo. Quelli che direbbero oggi che un prete che parla così è un fariseo che pretende di dare agli altri patenti di ortodossia (non come Papa Francesco). Naturalmente manipolando anche il Papa. Ma relativizzato Gesù, al di sotto di lui, nessuno è al sicuro.

 di Padre Maurizio Botta C.O.

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