Sterili (28/02/2016)

albero sterile

Il sangue di un credente mescolato con il sangue delle bestie sacrificate nel tempio era una fine immonda per la religiosità ebraica, qualcosa che suonava orribile alle orecchie di ogni ebreo. Oppure la morte improvvisa sul lavoro di 18 uomini capace di lasciare ancora oggi atterriti per il senso di incompiuto. Ci afferra l’ingiuria del “non-senso”. Entrambe queste disgrazie erano lette come punizioni particolari per peccati nascostamente gravi e, forse, ancora oggi siamo tentati di pensare così. Gesù dice di no a queste letture, ma non è tutto. La gente va da Gesù a porgli problemi di altri e Lui la richiama a guardarsi dentro. Questa sera attraverso una frase forte ripetuta due volte e attraverso una breve parabola.

Se non vi convertite perirete tutti allo stesso modo. Cosa intende Gesù con questo allo stesso modo? E con quel se non vi convertite? Andiamo a quel allo stesso modo. Non intende sicuramente riferirsi alla modalità quanto alla percezione. La non-conversione lascia, in chi legge l’evento di una morte improvvisa e drammatica, lo stesso senso di disgrazia e di incompiuto che turbava i contemporanei di Gesù. La morte quando arriverà, da chi non cambia modo di pensare, da un non-convertito, da chi continua a vedere Dio come una specie di seminatore di disgrazie, sarà letta proprio così: una disgrazia mandata da Dio. Un’orribile punizione.

Ecco allora la parabola che contribuisce a far luce su questa affermazione chiave di Gesù: Se non vi convertite perirete tutti allo stesso modo. Lo stile del discorso in parabole, è sempre ben architettato per mettere in primo piano un particolare. Questa sera è questo: Dio è disposto ad attendere la conversione dell’uomo. Gesù respinge la lettura delle disgrazie con un Dio troppo umano, impaziente.  Ma la pazienza di Dio è una pazienza operosa che zappa e concima le nostre vite e che poi continua ad attendersi frutti. L’uomo che vede la realtà con lo sguardo di Dio, sa che Dio non è un seminatore di disgrazie che minaccia morte, ma il contadino descritto da Gesù nella sua parabola, un contadino che attende con fiducia e pazienza i frutti, moltiplicando le cure. La visione della morte quindi è cartina di tornasole del nostro personale cammino di conversione. Il senso della vita di un uomo è in questa cura che Dio ha su di Lui, la scoperta di questa cura, di questa attesa di frutti da parte Dio. Questa sera il Vangelo ci illumina su un particolare della conversione, cambiar modo di pensare vuol dire accettare il fatto che Dio attende frutti anche da noi. Non solo, quindi, non fare delle cose malvagie, ma fare frutto. Pensate come questo può cambiare il modo di andare incontro alla vita. Quali sono i frutti della conversione?

La fedeltà nel tempo è il nome dell’amore.  Queste le parole che Benedetto XVI rivolse a Fatima il 12 maggio 2010 a sacerdoti, religiosi, seminaristi e diaconi. Parole rivolte ai consacrati, ma valide per tutti noi. Dio dona questa fedeltà a chi la implora. Il verbo “implorare” esprime la libertà in modo drammatico, anche di chi implora pazienza davanti alla propria sterilità. Ma chi crede di poter essere sterile tutta la vita impunemente, chi vive sempre nell’infedeltà, facendo di sé stesso e delle sue impressioni Dio, costui vivrà il momento della sua morte come una vera e propria disgrazia perché sarà un incompiuto. C’è compimento solo nel frutto e il frutto richiede cura e tempo e dedizione. Anziché deprimerci ora facendo bilanci prematuri, perché non invocare lo Spirito Santo?

Fa che io porti il frutto che tu ti attendi da me, che io diventi un uomo secondo il tuo cuore, o Padre! Cristo è l’uomo! Donami lo Spirito Santo per diventare fino in fondo figlio nel Figlio Tuo.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Audio Omelia

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail