Veleno (08/12/2016)

National Cadet Corps (NCC) snake awareness campaignMolti popoli conservavano il ricordo di una età di armonia originaria di cui, anche noi,  abbiamo come un presentimento, una struggente nostalgia iscritta nel profondo. Esiodo (VIII a.C.) la definì Età dell’Oro.

Le fiabe, come i miti classici, hanno un valore certo per dire cose vere usando il loro linguaggio fantastico. Non mi stancherò mai di dire che le favole sono vere, sono chiavi di lettura della realtà molto più efficaci del giornale che deve ancora essere stampato. Le fiabe sono sempre più avanti.

Con altrettanta chiarezza ricorderò che Genesi non è una fiaba, ma un testo abissale. Capace, con immagini simboliche, di dire verità eterne e centrali su Dio e sull’uomo, sul bene e sul male.

Una presenza malvagia e misteriosa, sperimentabile ogni giorno, instillò, come un veleno, un sospetto: “Dio in realtà ha paura di voi…”. L’uomo per tenere dentro questo sospetto gettò fuori la verità gustata della bontà di Dio. Questa suggestione malvagia accettata si trasformò in scelte, in azioni simbolizzate da un divieto trasgredito. Un frutto afferrato. Dopo è la paura che come un inchiostro nerissimo è arrivata fino ad oggi. Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto.

Sospetto, paura e disordine. L’uomo a differenza delle bestie ha una malvagità che nessuna bestia riesce ad avere. I vertici di malvagità dell’uomo  indicano una cosa sola: l’uomo è più intelligente. Capiamo la grandezza dell’uomo, che l’uomo è un animale spirituale che si eleva sugli altri, anche in negativo, dagli abissi di crudeltà e di malvagità che solo l’uomo ha potuto raggiungere. L’uomo non è positivamente solo desiderio, non è solo musica classica, non è solo scalate, è anche guasto. Ecco, la Chiesa ha dato a questo guasto un nome tecnico: “peccato originale”. Il peccato originale non è da dimostrare, ma da constatare. È così forte che quando la vita picchia duro ci chiediamo, ma io sono libero? O sono trascinato da forze più grandi di me che mi attraversano da tutte le parti? Una goccia di veleno, aldilà della buona educazione ricevuta, ereditata in quanto uomini per una misteriosa unità che lega l’umanità. Ciò che riguarda uno riguarda tutti, ciò che riguarda il nostro passato riguarda noi.

Maria, totalmente al di là dei suoi meriti, ha ricevuto in dono la condizione originaria di armonia con Dio, con sé stessa, con gli altri e con la creazione che era quella del primo uomo. Maria non sospettava di Dio, ma è stata tentata come Eva e come Adamo di sospettare di Lui. Le è stato donato questo rapporto iniziale di armonia, senza veleno, ma esposto alla tentazione. Maria è rimasta e rimane una creatura come noi e proprio come noi era veramente libera di accogliere o respingere il progetto di Dio.

Maria, anche se risparmiata da questo veleno originario, ha dovuto crescere nel suo essere discepola di Cristo. Noi anche se liberati dal Battesimo, conserviamo una evidente ferita che ci inclina al male. Percepiamo come necessario il combattimento spirituale. Occorre lottare per la purezza, per assecondare questa nostalgia profondissima che abbiamo di purezza e di santità. Ricominciamo ad avere il coraggio di ridire queste parole: purezza, santità.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (388) ha una frase interessante: “bisogna conoscere Cristo come Sorgente di Grazia per conoscere Adamo come sorgente di peccato”, altrimenti questa spaccatura ci porterebbe alla disperazione. Il Padre darà lo Spirito Santo a coloro che lo chiedono! Solo in questo Dono la paura è trasfigurata e diventa Timor di Dio, diventa Attesa, diventa Avvento. C’è e ci viene donata la Santità, la Purezza di Dio ben superiore a quella dell’Età dell’Oro. Il nostro destino come uomini è ben al di là del punto di partenza. L’Antidoto sorpassa infinitamente il veleno.

di Padre Maurizio Botta


Peccato originale

dall’intervista di V.Messori al card. J.Ratzinger, in Rapporto sulla fede, Paoline, Cinisello Balsamo, 1985, pp. 77-82

V.Messori: C’è chi dice che la cristologia sia messa in difficoltà anche dalla dimenticanza, se non dalla negazione, di quella realtà che la teologia ha chiamato ” peccato originale “. Alcuni teologi avrebbero fatto proprio lo schema di un illuminismo alla Rousseau, con il dogma che è alla base della cultura moderna, capitalista o marxista che sia: l’uomo buono per natura, corrotto solo dalla educazione sbagliata e dalle strutture sociali da riformare. Intervenendo sul “sistema” tutto dovrebbe sistemarsi e l’uomo potrebbe vivere in pace con se stesso e con gli altri.

J.Ratzinger dice: “Se la Provvidenza mi libererà un giorno da questi miei impegni, vorrei dedicarmi proprio a scrivere sul “peccato originale” e sulla necessità di riscoprirne la realtà autentica. In effetti, se non si capisce più che l’uomo è in uno stato di alienazione non solo economica e sociale (dunque un’alienazione non risolvibile con i suoi soli sforzi), non si capisce più la necessità del Cristo redentore. Tutta la struttura della fede è così minacciata. L’incapacità di capire e presentare il “peccato originale” è davvero uno dei problemi più gravi della teologia e della pastorale attuali… In un’ipotesi evoluzionistica del mondo (quella alla quale in teologia corrisponde un certo “theilardismo”) non c’è ovviamente posto per alcun “peccato originale”. Questo, al massimo, non è che un’espressione simbolica, mitica, per indicare le mancanze naturali di una creatura come l’uomo che, da origini imperfettissime, va verso la perfezione, va verso la sua realizzazione completa. Accettare questa visione significa però rovesciare la struttura del cristianesimo: Cristo è trasferito dal passato al futuro; redenzione significa semplicemente camminare verso l’avvenire come necessaria evoluzione verso il meglio. L’uomo non è che un prodotto non ancora del tutto perfezionato dal tempo, non c’è stata una “redenzione” perché non c’era nessun peccato cui riparare ma solo una mancanza che, ripeto, sarebbe naturale. Eppure, queste difficoltà di origine più o meno “scientifica” non sono ancora la radice della odierna crisi del “peccato originale”. Questa crisi non è che un sintomo della nostra difficoltà profonda di scorgere la realtà di noi stessi, del mondo, di Dio. Non bastano di certo, qui, le discussioni con le scienze naturali, come ad esempio la paleontologia, anche se questo tipo di confronto è necessario. Dobbiamo essere consapevoli che siamo di fronte anche a delle precomprensioni e a delle predecisioni di carattere filosofico”.

– Difficoltà comunque giustificate, osservo, visto l’aspetto davvero “misterioso” del “peccato originale”, o come lo si voglia chiamare.

Dice: “Questa verità cristiana ha un aspetto di mistero ma anche un aspetto di evidenza. L’evidenza: una visione lucida, realistica dell’uomo e della storia non può non scoprirne l’alienazione, non può non rivelare che c’è una rottura delle relazioni: dell’uomo con se stesso, con gli altri, con Dio. Ora, poiché l’uomo è per eccellenza l’essere-in-relazione, una simile rottura raggiunge le radici, si ripercuote su tutto. Il mistero: se non siamo in grado di penetrare sino in fondo realtà e conseguenze del peccato originale, è proprio perché esso esiste, perché lo sfasamento è ontologico, sbilancia, confonde in noi la logica della natura, ci impedisce di capire come una colpa all’origine della storia possa coinvolgere in una situazione di peccato comune”.

– Adamo, Eva, l’Eden, la mela, il serpente… Che dobbiamo pensarne?

“La narrazione della Sacra Scrittura sulle origini non parla alla maniera storiografica moderna ma parla attraverso le immagini. È una narrazione che rivela e nasconde allo stesso tempo. Ma gli elementi fondanti sono ragionevoli e la realtà del dogma va in ogni caso salvaguardata. Il cristiano non farebbe abbastanza per i fratelli se non annunciasse il Cristo che porta la redenzione innanzitutto dal peccato; se non annunciasse la realtà dell’alienazione (la “caduta”) e al contempo la realtà della Grazia che ci redime, ci libera; se non annunciasse che per ricostruire la nostra essenza originaria c’è bisogno di un aiuto al di fuori di noi; se non annunciasse che l’insistenza sull’auto-realizzazione, sull’autoredenzione non porta alla salvezza ma alla distruzione. Se non annunciasse, infine, che per essere salvati occorre abbandonarsi all’Amore”.

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