Vicini e lontani (6/1/2017)

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Audio Omelia

All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.

L’annuncio della nascita del nuovo re,  portata da uomini stranieri venuti da lontano, turba.

Alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».

Erode ha paura di perdere il suo regno. La regalità di Dio turba il potente, ma turba anche tutti i sudditi. Come noi siamo turbati all’idea di doverci spostare e di lasciare, all’idea di prostrarci e di adorare e all’idea di donare qualcosa di nostra proprietà. Il Regno di Dio turba i vicini.

I lontani sono i Magi, οι μαγοι. Lontani perché provenienti dall’Oriente, dalla Persia (Iran). Lontani perché pagani seguaci dello Zoroastrismo. Sono chiamati dal Dio Vivente che già da secoli aveva scelto, tra tutti i popoli, il Popolo di Israele. Dio li chiama a un viaggio sollecitandoli non dall’esterno, ma dall’interno, a partire cioè, da una sapienza umana di cui erano esperti, cultori e amanti: l’osservazione delle stelle. Dio non disprezza tutta questa competenza, li chiama, li cerca a partire dalla loro terra e questi astronomi dell’antichità partono e fanno un viaggio di 1000-1500 Km. Una volta giunti adorano, compiono un atto religioso da tributare solo a Dio.

E chi non crede? E i pagani di oggi? Gli agnostici?

Domande che un credente si sente fare frequentemente, con venature polemiche nemmeno troppo nascoste. Come se la fede fosse delimitazione dei salvati, degli amati da Dio, come se Dio potesse avere i suoi cocchi, escludendo tutti gli altri. Una visione grottesca, idee umane di potere e grandezza, proiettate su Dio.

I magi non credono al Dio di Israele, non appartengono al popolo eletto. Fanno parte di un popolo che non è il popolo di Israele. Proprio come oggi molti uomini non fanno parte della Chiesa, della Nuova Alleanza, eppure hanno le loro stelle che segretamente li guidano all’incontro con Gesù bambino. Da duemila anni la Chiesa è il corpo di Cristo e oggi l’azione di Dio è come quella ieri. Lo Spirito Santo, lo Spirito di Cristo, attira tutti gli uomini verso il suo corpo. Ieri a Betlemme oggi verso la Chiesa. Lo stesso Spirito che costruisce e santifica ogni battezzato, conduce verso la Chiesa che non è un’istituzione ma il vero corpo mistico di Gesù Cristo.

Ci ricorda questa commovente verità la stupenda dichiarazione di San Giovanni Paolo II, Dominus Jesus, del 6 Agosto 2000. Ribadendo quanto questo Dono sia immeritato ed esigente per chi come noi a questo corpo mistico vuole appartenere.

Con la venuta di Gesù Cristo salvatore, Dio ha voluto che la Chiesa da Lui fondata fosse lo strumento per la salvezza di tutta l’umanità (cf. At 17,30-31).Questa verità di fede niente toglie al fatto che la Chiesa consideri le religioni del mondo con sincero rispetto, ma nel contempo esclude radicalmente quella mentalità indifferentista « improntata a un relativismo religioso che porta a ritenere che “una religione vale l’altra” ».Se è vero che i seguaci delle altre religioni possono ricevere la grazia divina, è pure certo che oggettivamente si trovano in una situazione gravemente deficitaria se paragonata a quella di coloro che, nella Chiesa, hanno la pienezza dei mezzi salvifici.

Tuttavia occorre ricordare « a tutti i figli della Chiesa che la loro particolare condizione non va ascritta ai loro meriti, ma ad una speciale grazia di Cristo; se non vi corrispondono col pensiero, con le parole e con le opere, non solo non si salveranno, ma anzi saranno più severamente giudicati ».

di Padre Maurizio Botta

                                                                              

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