Vino (17/01/2016)

vinoUn invito a Nozze, alcuni invitati sono già presenti, altri arrivano dopo tra questi Gesù, manca il vino, ma c’è tantissima acqua. L’acqua è trasformata in vino.

Il biblista Don Silvio Barbaglia osserva acutamente: “Lungo il racconto il lettore si accorge di alcune elementi strani, l’evangelista non si preoccupa di presentare lo sposo, ma lo fa emergere solo alla fine, non segnala nulla attorno alla sposa, si sofferma a descrivere le anfore, dicendo che erano sei, di pietra, per la purificazione dei giudei, contenenti in totale tra i 480 e i 720 lt di acqua.”

Nel Vangelo di Giovanni abbiamo sempre la sensazione fortissima che ci sfugga qualcosa di importante. Indugia su particolari apparentemente secondari, e dimentica aspetti centrali come appunto la presentazione degli sposi. Giovanni è un uomo di orazione conoscitore e amante delle Scritture. Un uomo, che mentre si realizza davanti ai suoi occhi un avvenimento storico miracoloso, vede in particolari anche insignificanti e nella connessione tra di loro il “segno”. Il “segno” è la potente manifestazione dell’azione di Dio che proprio in quel momento sta compiendo le sue promesse. Tutto l’Antico Testamento parla di queste nozze, del rapporto sponsale tra Dio e il suo Popolo: il profeta Isaia, il profeta Osea, il Cantico dei Cantici, i Salmi. Giovanni conosceva le parole di Isaia, come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te. Gerusalemme, personificazione di tutto il popolo di Israele, è la sposa di Dio. Dio è lo sposo. Lo sposo è Dio e manca il vino. In tutti i profeti il vino è simbolo della profezia. Giovanni vede il miracolo storico e vede, a un livello più profondo, il “segno”, lo Sposo è Dio e ormai manca la profezia. Nel suo popolo è scomparsa la profezia. Ma c’è un resto, c’è un Israele fedele. La Madre è colei che presenta la situazione di carenza del vino/Spirito a suo Figlio invitato alle nozze, e quindi anche colei che sa riconoscere in Lui la possibilità di superamento dell’impasse, che il vino/Spirito ricominci ad abbondare. Queste anfore grossissime dicono l’abbondanza (centinaia litri di acqua) e l’incompiutezza (sono sei, numero imperfetto che tende al sette).

L’acqua dei nostri secondi così sovrabbondanti e incompiuti. Il bisogno di senso disperato per le nostre ore. Il bisogno di Gioia capace di strapparci alla disperazione per come siamo fatti. Maria la Madonna grida oggi per noi a Gesù: “Non hanno più Spirito!”. Per la sua intercessione, fidiamoci, anche noi, di Lui Fonte Inesauribile per la nostra tristezza.

Maria, Madre nostra, tu che sei fontana vivace di speranza, togli da noi lo sconforto di pensarci come acqua che non può essere trasformata nemmeno da Gesù Cristo.

di Padre Maurizio Botta C.O.

 

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