X-Factor (26/11/2017)

Audio Omelia

Il giudizio è manifestazione della Gloria di Cristo. Lo sprigionarsi dell’identità di Cristo senza più veli è luce di verità su ogni vita umana. L’uomo non è solo spaventato, è anche attratto, dal giudizio. Sul fascino che esercita la presenza di giudici che valutano prestazioni o comportamenti è costruita la fortuna di tanti programmi televisivi.

Da che punto di osservazione guarda Dio ogni uomo? Da quale angolazione Dio guarda la storia? Il suo è un sguardo Regale, certamente, perché nulla esiste e sussiste senza di Lui, ma a partire da dove?

Il Concilio Vaticano II al numero 22 della Gaudium et Spes ricorda come solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo e che con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ma nel Vangelo di questa sera Gesù ci dice di più.

Io ho avuto fame, io ho avuto sete, io ero straniero, io nudo e malato, io ero in carcere

Il Re dell’Universo è nascosto nell’uomo veramente affamato, assetato, straniero, nudo, malato e carcerato. Gesù Cristo ci svela un’identificazione totale non simbolica con il dolore umano e in modo specialissimo con il dolore innocente. Il giudizio personale  sarà sul rapporto che ogni uomo ha avuto con il dolore umano e con il dolore innocente. Il Dio Vivo e Vero conta le lacrime, le raccoglie nel suo otre, non vanno perdute, sono così preziose da essere conservate. Gesù non ci dice filosoficamente perché ci siano, ci dice che le assume, che sono roba sua, che questi derelitti sono Lui, Lui non è solo con loro è in loro e loro sono misteriosamente in Lui. Se non lo scopriamo già oggi lo scopriremo subito dopo la morte. Dov’era Dio? Dio era ed è lì!

In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me

Dio Re guarda il mondo a partire dai veri affamati, assetati, nudi,  carcerati, malati, stranieri. Quelli veri. Uomini e donne direttamente e molto concretamente incontrati nelle circostanze della vita, penso all’incontro forte e caldo con un missionario, con qualcuno che spende tutta la sua vita per questo, penso a quelle situazioni in cui il bisogno è così evidente e reale da non essere possibile nessun trucco o inganno.

Il vero discepolo, il credente, il santo riceve in un cammino di conversione la prospettiva di Dio, il punto di osservazione di Dio su ogni uomo. Il credente non può non sapere che nel malato c’è Cristo, che lì c’è il Suo Signore, perché se non lo sa non è un credente. Ma Gesù ci rivela che ogni uomo ha una coscienza personale che gli bussa sul cuore quando vede un vero povero, un uomo veramente bisognoso. Certo ogni tanto occorrerebbe chiedersi cosa dirà Dio di coloro che si sono finti affamati, assetati, malati, nudi. Di coloro che hanno usato per sé i doni che erano per i veri poveri. Riposiamoci nella Giustizia di Dio. Un giudice mite e umile di cuore, Re e pastore che, oggi, ci dice, andrà in cerca della pecora perduta e ricondurrà all’ovile quella smarrita, fascerà quella ferita e curerà quella malata, avrà cura della grassa e della forte.

Poi sarà il giudizio in cui verranno finalmente ridotti al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza!

Dio non assumerà la logica dei poteri di questo mondo. Non solo Trump ma nemmeno Obama; certamente non Hitler e Mussolini, ma nemmeno Che Guevara, Lenin e Stalin, non Napoleone o Cesare. Il potere di Soros. Il potere di chi ha in pugno i mezzi di comunicazione. Il potere di chi è ricco su chi è povero. Ma anche annullerà il potere della forza sulla debolezza, il potere dell’uomo sulle donne e sui bambini, il potere dei sani sui malati, il potere di chi è già vivo e nauseato su chi non è ancora nato e non nascerà.

di Padre Maurizio Botta C.O.

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