Giovedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario

lampoAudio Omelie

14 Novembre 2019

15 Novembre 2018

16 Novembre 2017

12 Novembre 2015


«Quando verrà il regno di Dio?». Gesù intuisce dalla domanda il pensiero dei farisei. Se lo aspettavano al futuro il Regno di Dio. Un avvenimento spettacolare il Regno di Dio. Come un fuoco d’artificio nel cielo. Evidente a tutti. Improvviso. Gesù dice di no. «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!». Il Regno di Dio è in mezzo a noi già ora. Già presente oggi. È dentro la storia non è solo dopo la storia o sopra la storia. È il Regno di Dio il contenuto della predicazione di Gesù. Il contenuto del Vangelo, la Buona notizia, è il Regno di Dio. E allora vi dico io  il mio desiderio. Io voglio questa buona notizia, solo questa. Io voglio essere regnato da Dio. Io voglio avere Dio per Re. L’unica cosa che mi interessa. Per nient’altro vale la pena vivere. Tutto è troppo deludente. Tutto passa miseramente. Ed è solo così che il Regno di Dio si sviluppa nel tempo, con il libero assenso di tante anime. È costituito da tutte quelle anime che si vogliono sottomettere volontariamente alla signoria di Dio. Cresce. Il Regno di Dio sta crescendo e giungerà a un compimento descritto da Gesù come “il Suo Giorno”. Una manifestazione piena futura preceduta da tempi, i nostri, in cui Cristo conosce anche il libero rifiuto da parte degli uomini. L’ultima manifestazione del Figlio di Dio, quella sì, sarà improvvisa come un lampo. Evidente a tutti e terribile da un estremo all’altro del cielo. Come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo   Lc 17, 20-25

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!». Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Mercoledì della XXXII settimana del Tempo Ordinario

San Francesco abbraccia i piedi di CristoAudio Omelie

14 Novembre 2018

15 Novembre 2017

11 Novembre 2015


Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Gesù è stupito dell’ingratitudine dei “vicini”. Nove lebbrosi del popolo eletto, figli di Israele, non tornano indietro. Non lodano Dio a gran voce. Non si prostrano ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Gesù definisce fede che salva la gratitudine di questo “eretico”, manifestata pubblicamente con grida di lode e prostrazione a terra. È Gesù che nel suo insegnamento definì come eretica la fede dei samaritani, ma ci viene ricordato oggi come si possa essere compatrioti di Gesù e non essere salvati. Questo era un uomo così “teologicamente” lontano dalla verità da essere definito da Gesù “straniero”. La fede in Gesù come taumaturgo li guarì tutti e dieci. La fede che ringrazia ne salvò uno solo. Potremmo sintetizzare così: la gratitudine manifestata a Dio pubblicamente e con forza è fede “dinamica” che ci salva.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo Lc 17, 11-19
+ Dal vangelo secondo Luca
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Martedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

13 Novembre 2018

10 Novembre 2015


Leggiamo il Vangelo di oggi senza dimenticare un altro passo del Vangelo di Luca.  Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. Luca 12,37 La rivelazione è sconvolgente. Cristo svela che Dio Padre è il contrario di un padrone umano. Dio è così e si comporterà così con i suoi servi fedeli, ma il Vangelo di oggi ci ricorda che questo non avviene per meriti acquisiti sul campo.  La  gratuità completa e sconvolgente di Dio è dono immeritato non diritto sindacale. La libertà che sgorga dal servizio a Dio è un’esperienza, proprio come è esperienza il percepire la schiavitù se si servono le proprie passioni di ogni genere. Nel crogiolo l’oro a una temperatura altissima si fonde, per Dio la nostra volontà, la volontà propria è oro che immerso nel crogiolo dell’ Amore di Dio diventa fluida, malleabile pronta a prendere la forma che vorrà Dio. Da solidi a liquidi, disponibili all’azione di Dio, docili, flessibili alla Sua Parola e alla Sua Volontà.  Un primo segno di indocilità potrebbe essere quella domanda polemica che nasconde in sé tante cose: “Ma quale sarebbe la Volontà di Dio?” Diventiamo docili! Dicendo Gesù, anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare, da per scontato che il problema non è sapere quello che Dio vuole da noi, il problema non è lì. Il problema non è nel fatto che la Volontà di Dio ci sia  ma sia difficile da conoscere. Problema è sempre il nostro orgoglio che addirittura ci fa presumere essere un merito quello che è un dono. Unico merito che ci fa arricchire per il cielo è la docilità di accogliere i doni di Dio e Dio stesso che si dona.

 

Vangelo   Lc 17, 7-10

+ Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Lunedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

13 Novembre 2017

7 Novembre 2016


Vangelo Lc 17,1-6

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai». Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Senza esitazioni

vita-6Audio Omelie

6 Novembre 2016

XXXII Domenica del Tempo Ordinario (anno C) – Commento alle letture per la Radio Vaticana


Senza esitazioni

Al centro delle letture di questa Domenica c’è la vita dopo la morte, la questione delle questioni per ogni uomo. I sadducei non ci credevano. Facevano parte principalmente di antiche famiglie aristocratiche nell’ambito delle quali venivano scelti i sacerdoti più alti e il sommo Sacerdote. Ma i sadducei dal punto di vista teologico non credevano all’esistenza di un’anima immortale e in particolare alla vita della persona umana dopo alla morte. Non credevano alla resurrezione dei corpi e nemmeno agli angeli. Come se oggi un vescovo non credesse al paradiso…

Il caso posto a Gesù ha del ridicolo, una donna “ammazza-mariti”, tra di loro tutti fratelli, una barzelletta insomma, usata per ridicolizzare le posizioni teologiche dei farisei che invece credevano alla vita dopo la morte, agli angeli e alla resurrezione della carne.  Il caso assurdo è posto a Gesù per costringerlo a schierarsi. Da che parte stai con noi sadducei o con loro, con i farisei? Gesù risponde con chiarezza e senza esitazioni. A tutto. Vita subito la morte sì, angeli sì, resurrezione della carne sì. Su un tema così fondamentale parla con la sua consueta sicurezza e autorevolezza, non è nichilista o incerto, conosce la nostra sete appassionata di verità. Non è finto umile, lui sa e dice e spiega.

Confrontiamo la stessa risposta data ai sadducei nella versione di Luca, il cui Vangelo è frutto di tante interviste ai testimoni oculari diretti e nella versione di Marco, segretario di Pietro. Ve le riporto entrambe nella traduzione letterale, parola per parola, dall’originale greco che risulta ancora più incisiva.

Dichiarò loro Gesù: “Non (è forse) per questo che si ingannate, non conoscendo le Scritture né la potenza di Dio? Quando infatti risorgeranno dai morti, né prendono moglie, né prendono marito, ma sono come angeli nei cieli. Ora, riguardo ai morti che risuscitano non avete letto nel libro di Mosè nel (racconto del) roveto, come Dio gli disse dicendo: Io (sono) il Dio di Abramo e (il) Dio di Isacco e (il) Dio di Giacobbe? Non è un Dio di morti, ma di viventi. (Voi) vi ingannate molto.” Mc 12,24-27

“I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che saranno giudicati degni di aver parte a quell’altro mondo e alla resurrezione dei morti, né prendono moglie né prendono marito. Infatti, non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione. Ora, che i morti risuscitano, l’ha indicato anche Mosè nel (passo del) roveto, quando dice (che il) Signore (è) il Dio di Abramo e Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Ora, (egli) non è un Dio di morti ma di viventi: tutti infatti vivono per lui”. Lc 20,34-38

Gesù parla di un giudizio personale subito dopo la morte. Gesù dice che in attesa della resurrezione si vive, come vivi sono Abramo, Isacco e Giacobbe, non si può più morire, come gli angeli. Figli della resurrezione in attesa di una resurrezione piena, capace di coinvolgere pure la carne. Questa salvezza è l’unica capace di dare senso e serietà a ogni istante della vita. Questo significa credere alle Scritture. Questo significa credere alla potenza di Dio. A noi qui continua ad interessarci.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail