Martedì della II settimana di Quaresima

cattedra di mosèAudio Omelie

14 Marzo 2017

3 Marzo 2015


Vangelo   Mt 23, 1-12
Dal vangelo secondo Matteo.
In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

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Lunedì della II settimana di Quaresima

perdono2Audio Omelie

26 Febbraio 2018

13 Marzo 2017

2 Marzo 2015


Vangelo   Lc 6, 36-38
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio». 

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Il carro alato

Audio Omelie

17 Marzo 2019


Luca per scrivere il Vangelo fa ricerche accurate interrogando i testimoni oculari su ogni circostanza fini dagli inizi e mette in ordine i fatti accaduti; lo fece anche per questo che abbiamo appena ascoltato.

Gesù prende con sé tre apostoli per ritirarsi in preghiera e lascia gli altri nove giù ai piedi del monte. Nove apostoli sono volontariamente esclusi da Gesù dal vivere questa esperienza. Ma il sonno, la paura, le domande fuori luogo ci mostrano fino a che punto Pietro, Giacomo e Giovanni non fossero stati scelti perché migliori.

Pietro in una sua lettera ricorda così quel giorno: “siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli ricevette infatti onore e gloria da Dio Padre quando dalla maestosa gloria gli fu rivolta questa voce: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto». Questa voce noi l’abbiamo udita scendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte.” Il cuore di tutto è questa voce udita. Un’esperienza indimenticabile trasmessa in modo unanime da Pietro, Giacomo e Giovanni. Un’esperienza spirituale vivida, più concreta della terra che li sosteneva. Una voce chiara dal cielo proclama una parola non ambigua: “Ascoltatelo!”. Ma come dobbiamo immaginare questo ascolto di Cristo nella Storia della Chiesa e nella nostra storia personale?

In una paginetta memorabile del suo libro Ortodossia G.K. Chesterton parla della Fede come di un carro alato che devia ora a destra ora a sinistra per evitare i terribili massi erratici delle eresie mantenendo incredibilmente nel corso dei secoli l’equilibrio. Ecco come immaginiamo l’ascolto di Cristo. Conoscere e custodire tutte le sue parole, scansando ogni pensiero o affermazione che siano ad esse contrarie, è avventura emozionante ed entusiasmante. La fedeltà a Cristo non è una marcia dritta e statica senza sussulti, senza rischi. Il Credo e il Catechismo che ci sono stati consegnati sono il frutto di passaggi così stretti ed arditi che se si sbaglia di un millimetro a usare una parola si va incontro inesorabilmente allo schianto.

di Padre Maurizio Botta C.O.

“Taluni hanno preso la stupida abitudine di parlare dell’ortodossia come di qualche cosa di pesante, di monotono e di sicuro. Non c’è, invece, niente di così pericoloso e di così eccitante come l’ortodossia; l’ortodossia è la saggezza, e l’esser saggi è più drammatico che l’esser pazzi; è l’equilibrio di un uomo dietro cavalli che corrono a precipizio, che pare si chini da una parte, si spenzoli da quell’altra, e pure, in ogni atteggiamento, conserva la grazia della statuaria e la precisione dell’aritmetica.  La Chiesa nei primi tempi fu superba e veloce come un cavallo da guerra; ma è assolutamente antistorico dire che essa seguì puramente la facile via diritta di una idea – come un volgare fanatismo. Essa deviò a destra e a sinistra con tanta esattezza da evitare enormi ostacoli; lasciò da un lato la grande mole dell’arianesimo, dall’altro tutte le forze del mondo che volevano rendere il Cristianesimo troppo mondano, un momento dopo troppo allontanato dal mondo.  La Chiesa ortodossa non scelse mai le strade battute, né accettò i luoghi comuni; non fu mai rispettabile. Sarebbe stato facile accettare la potenza terrena degli ariani; sarebbe stato facile, nel calvinistico diciassettesimo secolo, cadere nel pozzo senza fondo della predestinazione.  È facile esser pazzi; è facile essere eretici; è sempre facile lasciare che un’epoca si metta alla testa di qualche cosa, difficile è conservare la propria testa; è sempre facile essere modernisti, come è facile essere snob. Cadere in uno dei tanti trabocchetti dell’errore e dell’eccesso, che, da una moda all’altra, da una sètta all’altra, sono stati aperti lungo il cammino storico del Cristianesimo – questo sarebbe stato semplice.  È sempre semplice cadere: c’è un’infinità di angoli da cui si cade, ce n’è uno soltanto a cui ci si appoggia. Perdersi in un qualunque capriccio, dallo Gnosticismo alla Teosofia, sarebbe stato ovvio e banale. Ma averli evitati tutti è l’avventura che conturba; e nella mia visione il carro celeste vola sfolgorante attraverso i secoli, mentre le stolide eresie si contorcono prostrate, e l’augusta verità oscilla ma resta in piedi.”

da G. K. Chesterton, Ortodossia, Morcelliana, Brescia, 2005

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Sabato della I settimana di Quaresima

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28 Febbraio 2015


Vangelo   Mt 5, 43-48
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Venerdì della I settimana di Quaresima

prigioneAudio Omelie

23 Febbraio 2018

19 Febbraio 2016

27 Febbraio 2015


Fissiamo la nostra attenzione su questi versetti del Vangelo di oggi: Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.

Oggi Gesù parla ai discepoli dei rapporti tra di loro. Non parla di amore per il nemico. Accogliere volontariamente la divisione con il fratello ci tiene fuori dal Regno dei Cieli. Una Vita Nuova senza paura nella Pace di Cristo è possibile solo combattendo la battaglia per non “uccidere” il nostro fratello. Gesù afferma che la divisione anche solamente morale con il nostro fratello ha la stessa radice dell’omicidio. C’è qualcosa di omicida in ogni divisione liberamente accettata. Non è condannato, naturalmente, il pazientare nell’attesa del momento opportuno per riconciliarsi, perché questo atteggiamento ha già in sé una volontà chiara di riconciliazione, oppure lo scatto istintivo di ira, ma la volontà ferma di chi dice interiormente: “So che c’è divisione, ma non m’importa!”. Prendiamo sul serio queste parole di Gesù. Il Purgatorio sarà il tempo di purificazione in cui verranno sciolte tutte le questioni sospese della nostra vita. Il fratello con cui non ci riconciliamo può diventare l’ostacolo più insormontabile per l’Amicizia con Dio. Questa è una vera e propria legge spirituale.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo   Mt 5, 20-26
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».
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