Giovedì della XV settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

19 Luglio 2018

20 Luglio 2017


Gesù si rivolge direttamente agli affaticati e agli oppressi facendo una promessa chiara: io vi ristorerò. Il ristoro non è promesso a tutti, è promesso a chi è affaticato e oppresso, a chi ha perso fiducia in quello che autonomamente ci si può prendere da questa vita. Quello che umanamente ci si può aspettare da essa. Ma c’è una condizione. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il Suo Giogo resta il Suo. Gesù non lo scarica dalle Sue alle nostre spalle. Lui continua a portarlo. Come i coniugi, dal latino cum jugum, sono un uomo e una donna che portano insieme lo stesso “giogo” della vita. In questa frase Gesù illumina il misterioso e profondo legame esistente tra: 1) le nostre fatiche e oppressioni umane, 2) la Sua Croce,  3) la nostra libertà e  4) il ristoro. Prendere il Suo Giogo è la modalità con cui si impara, ricevendola, la Sua Mitezza e Umiltà. Considerando che le parole di Gesù di oggi seguono immediatamente quelle che abbiamo commentato ieri, “Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo”, Gesù ci rivela che il cuore del Padre è svelato solo a coloro che  ricevono la Sua Umiltà di Figlio. I piccoli sono quelli che a cui Gesù vuole rivelare il mistero del Padre. I piccoli sono quelli che liberamente vanno a Gesù, uniti a Lui prendono il Suo Giogo e non solo sono ristorati dalle fatiche e dalle oppressioni, ma ricevono insieme a questa Mitezza e Umiltà di Cristo la rivelazione di Dio come Padre.

di Padre Maurizio Botta C.O.

 

Vangelo  Mt 11,28-30

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse:  «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.  Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

 

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Mercoledì della XV settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

18 Luglio 2018

15 Luglio 2015


L’uomo di ogni tempo nasce naturalmente religioso. Crede in Dio. Ma istintivamente l’uomo ha di Dio timore e soggezione. Gesù, oggi, afferma che Lui, il Figlio, non rivela il Padre a tutti, ma solo a quelli a cui Lui vuole. Il Mistero di Gesù è così profondo da essere conosciuto solo dal Padre e il Mistero del Padre è conosciuto solo da Gesù, il Figlio. Gesù ci mette oggi davanti alla libertà di Dio. Gesù ci ricorda che Dio come Padre non è né intuizione folgorante né sentimento immediato. Conoscere Dio come Padre non è conoscenza a cui si può arrivare da soli. La conoscenza di Dio come Padre non si conquista con l’intelligenza naturale o con l’attività intellettuale. Conoscere intimamente che Dio è Padre, non è un punto di partenza scontato, ma è un Dono smisurato di Cristo. Piccoli sono coloro, magari dottissimi, che accettano questo Dono. Piccoli sono coloro che accolgono che la verità intima su Dio Padre può essere solo Dio Figlio a donarla e non può essere l’uomo per quanto intelligente a scoprirla autonomamente. Solo uniti a Cristo, per Grazia, può quindi scomparire la nostra naturale paura nei confronti di Dio per ricevere un po’ per volta progressivamente la Rivelazione della Sua paternità.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo  Mt 11,25-27

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.  Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

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Per chi si turba…

Pierluigi Baima Bollone, professore emerito di medicina legale dell’università di Torino ed esperto di studi sindonici: cosa pensa di questa metodologia da scena del crimine?

«Ho la massima stima per i ricercatori. Non mi risulta però che siano stati coinvolti esperti che studiano la Sindone. Ci sono cento anni e più di ricerca scientifica».

Molte delle macchie di sangue risulterebbero incompatibili con una crocifissione…

«Potrebbero esserci stati errori nella posizione del corpo. La crocifissione non è quella dell’iconografia classica con le braccia tese: nella realtà il braccio destro era ad angolo e quello sinistro teso. Mi pare molto improbabile che il tessuto della Sindone sia stato ritoccato, sarebbe stata una profanazione».

Torna tuttavia l’ipotesi del falso.

«Sono stato l’unico a fare rilevazioni sul sangue che è sulla Sindone nel 1978: abbiamo fatto esami, è sangue umano, abbiamo potuto estrapolare informazioni sul Dna. Oggi, con strumenti tecnologici affinati, confermiamo i risultati di allora. Non mi spiego perché ciclicamente tornino tesi scandalistiche».

 

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Martedì della XV settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

17 Luglio 2018 (Miracoli e conversione)

18 Luglio 2017

12 Luglio 2016

14 Luglio 2015


Tiro, Sidòne, Sòdoma sono città disprezzate in tutta la parola di Dio per la loro immoralità e perversione, proverbiali per la loro idolatria con tutto ciò che essa comportava: prostituzione sacra, sacrifici umani, anche dei figli e delle figlie.  Ebbene per Gesù queste città biblicamente ultra-colpevoli (questa la percezione immediata per un ebreo nel sentirle pronunciate) hanno commesso una colpa meno grave rispetto a quelle città ebraiche (Corazìn, Betsàida, Cafàrnao) beneficiate da tanti suoi miracoli (letteralmente δυναμεις che significa opere potenti). Capiamo da queste parole la stima che Gesù avesse per i miracoli. Per Gesù i miracoli da lui compiuti sono strumenti evidentemente necessari e potenti a stimolare un ripensamento e un cambiamento di rotta. I miracoli non sono premi usati per sottolineare la bontà di una determinata condotta. Un invito a continuare sulla propria strada. Le opere potenti di Dio non sono lì per sottolineare la santità o condurre a pensieri di orgoglio: Sarò innalzata fino al cielo!. Al contrario i miracoli, i segni di Dio sono dati per condurre alla “puntura del cuore” che nasce dalla constatazione della propria distanza dall’Amore di Dio. Gesù avrebbe voluto che queste città così beneficiate giungessero a una penitenza pubblica vestite di sacco e cosparse di cenere. Lo stesso vale per quelli tra noi che  sanno di essere stati beneficiati in modo evidente dalla potente azione di Dio.

di Padre Maurizio Botta C.O.

 

Vangelo  Mt 11,20-24

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite:  «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

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Lunedì della XV settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

16 Luglio 2018 (Amore per Dio e amore per le creature)

17 Luglio 2017

13 Luglio 2015


 

Vogliamo anestetizzare anche oggi le parole di Gesù? Impossibile addomesticarle, sono selvagge. Gesù chiede che lo si preferisca a tutto. La parola chiave è preferenza. Preferire Cristo sempre. Affettivamente e effettivamente in ogni scelta. Lo chiedo a quelli che si affanneranno oggi a far finta di nulla non commentandole oppure si arrampicheranno sugli specchi per ammorbidirle. Sono parole che hanno in sé qualcosa di così virile e divino da far spavento. Chi sei tu che chiedi ciò che nessuno può chiedere? Che chiedi a una madre cristiana di amarti più del figlio carne della sua carne? Chi sei tu che dici di non illudersi, perché non sei venuto a portare la pace, ma divisione addirittura all’interno della famiglia, a seconda di come i componenti si schiereranno su di te? Sì! Divisione, questa parola che oggi sembra una bestemmia e che tu, mio Signore, non ti vergogni ad usare. Come ti commenteranno oggi quelli che hanno la bocca piena della parola “inclusione” più che del tuo santissimo Nome? Chi sei tu per chiedere di perdere la mia vita per te? Chi sei tu che mi chiedi di seguirti carico della mia croce già pronta ogni giorno? Chi sei tu che mi imponi di amare i nemici ed estinguere in te ogni rancore? Tu Gesù sei il mio Signore ed io non ho che Te, perché in questa valle di lacrime solo Tu hai parole di Vita Eterna.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo  Mt  10,34- 11,1

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.  Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.  Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.  Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

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