Lunedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

13 Novembre 2017

7 Novembre 2016


Vangelo Lc 17,1-6

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai». Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

 

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La vedova allegra

Audio Omelie

11 Novembre 2018

8 Novembre 2015

XXXII Domenica del Tempo Ordinario  (anno B) – Commento alle letture per la Radio Vaticana


La condizione della vedova al tempo di Gesù continuava ad essere disperata. Una nullità sociale in un mondo vecchissimo basato sulla sola forza. La vedova era una donna senza la forza di un uomo. Le vedove e gli orfani incarnavano la situazione di chi non ha più speranze in questo mondo, di chi è privato di ogni umana protezione. Non esistevano molte vedove allegre nel mondo antico.

La prima lettura e il Vangelo di oggi ci raccontano di gesti disperati, o meglio di gesti di fede nella disperazione, compiuti da due vedove.

Nel brano tratto dal primo libro dei Re protagonista è una pagana di Sidone, una vedova non appartenente al popolo di Israele. Anche Gesù parlerà di questa donna come modello di fede. Al profeta Elia, che le sta chiedendo qualcosa da mangiare essa risponde con queste parole cupe: per la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ di olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo. Ma alla fine si fida e fa quello che le indica il profeta di Dio.

Nel Vangelo di oggi, invece, Gesù è l’unico a vedere quanto un dono economicamente irrilevante rappresenti tutto per la vedova che lo sta deponendo nel tesoro del Tempio di Gerusalemme. Dio vede il gesto drammatico di questa seconda vedova nella sua interezza, vede l’atto di fede da lei compiuto espresso dal fatto che anziché difendere rabbiosamente quei due spiccioli per lei sono tutto, li dà incredibilmente a Colui che vede tutto.

Oggi la Parola di Dio ci parla di questo: del valore degli atti di fede. Atti compiuti, per sola fede, nel mezzo di una situazione umana oggettivamente senza vie di uscita. Cosa possono fare gli uomini e le donne quando sono disperati? Quando umanamente è finita? Quando nessuno ti aiuta? Quando nessuno ti può aiutare? Che fare della miseria, che fare della disperazione? Puntare. Offrire. Dare. Donare il niente della miseria. Regalare a Dio, in un urlo volontario, tutto. Questa è preghiera che Dio vede. Gesù osserva come le persone versavano le loro offerte nel tempio. Dio vede l’offerta che punta veramente tutto su di Lui nell’ora del buio che arriva nella vita di tutti. Nelle nostre valutazioni conta solo la quantità di denaro, il valore economico stupefacente capace di spostare un equilibrio. Per Dio no. Il valore è dato dalla fiducia reale riposta in Lui. Dietro una montagna di denaro può esserci un Dio superfluo.

Ma a chi interessa la parola di questa sera? Una salmo constata in modo tagliente che l’uomo nella prosperità non comprende è come gli animali che periscono. Un vero cammino spirituale, quello attraverso cui Dio conduce i suoi discepoli, i suoi amici, i suoi santi, porta a una situazione molto simile a quella di queste donne. Dio stesso toglie la speranza che si poggia su questo mondo, sull’andamento delle cose in questo mondo, per dare una Speranza tutta costruita e consolidata sulla Sua Presenza. L’esperto di Dio arriverà a dire: ho speranza perché ci Sei Tu, non per le cose mi dai! E se questo avviene nel mezzo di una situazione umana buia l’esperienza del discepolo, dell’amico di Dio, del santo è di una Pace immensa, della Pace di Dio discesa dall’alto per dimorare stabilmente nel suo cuore. Pace immensa perché Tu ci sei al cuore del mio dolore. Il buio impenetrabile della mia disperazione è illuminato dalla Tua Presenza!

A questo punto si comprende una situazione ancora diversa, quella di uomini formalmente religiosissimi, ma in realtà tutti aggrappati a questo mondo, all’opinione altrui, ai beni materiali, agli onori. C’è anche chi non dona nulla, c’è chi usa Dio, c’è chi usa e sfrutta la religione per prendere. Per prendere sguardi, per prendere ammirazione, per prendere denaro La denuncia di Gesù contro i capi religiosi di Israele è proprio questa, uomini avidi che si aggrappano al mondo, perché sperano intimamente solo nel mondo e non nella Speranza Grande che viene dall’esperienza della Presenza di Dio. Essi riceveranno una condanna più grave, sentenzia Gesù. Amo Gesù perché ci fa conoscere il vero volto di Dio.

di Padre Maurizio Botta

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Venerdì e Sabato della XXXI settimana del Tempo Ordinario

evasione-fiscale-soldiAudio Omelie

10 Novembre 2017

5 Novembre 2016


I brani di Vangelo di oggi e di domani costituiscono un unico discorso sulla ricchezza che è bene non separare.

Gesù invita ad avere scaltrezza e passione per le cose di Dio, almeno pari a quella che gli uomini hanno per quelle della terra. Altrimenti un uomo appassionato di Dio ci sembrerà sempre pazzo nella misura in cui noi siamo troppo mondani.

La ricchezza materiale, i beni, i soldi sono definiti autorevolmente da Cristo disonesta ricchezza. La ricchezza non è mai onesta anche quando è accumulata onestamente. Disonesta perché è falsa, inaffidabile, inconsistente. Gesù denuncia il rischio perenne di farne un idolo (Mammona) un vero e proprio padrone capace di dominarci. Prima di ricevere la Vera Ricchezza (il dono dello Spirito, le promesse di centuplo del Vangelo) occorre essere fedeli nell’uso di questa disonesta ricchezza che tutti noi comunque non possiamo non maneggiare. Come? Usandola per farci amici. Per aiutare quegli uomini e quelle donne che certamente abiteranno le dimore eterne. Gesù rivela che tutto ciò che viene fatto a beneficio dei veri poveri, dei malati, dei sofferenti è fatto a Lui in persona. Questo, dice Gesù, significa essere fedeli a Dio con la ricchezza “falsa”.

di Padre Maurizio Botta

Vangelo Lc 16, 1-8

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Vangelo Lc 16, 9-15

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole»

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Giovedì della XXXI settimana del Tempo Ordinario

ladracmaperdutaAudio Omelie

8 Novembre 2018

3 Novembre 2016

5 Novembre 2015


Gesù parla esplicitamente di peccatori. Il giudicare non è quindi il constatare che un’azione, una parola, un gesto siano, alla luce del Vangelo, evidentemente dei peccati. Oggi non si coglie come sia il peccato la causa di moltissime sofferenze. Si danno risposte sballate e parziali, ma resta comunque il fatto che i peccatori di sempre aspettano Gesù e lo ascoltano volentieri.

La differenza è tra la staticità vecchia dei farisei e la Dinamicità sempre nuova di Dio. Il confronto spirituale, come ricerca statica dell’errore dell’altro, del suo sbaglio è una tentazione sempre presente. Non il vedere l’errore altrui dentro alla Passione Divina per il recupero, per la salvezza, per la Gioia, ma il confronto per poter disprezzare, per “prezzare” l’altro meno di me. Come capire se siamo nel modo di Dio nel guardare il peccatore? Spero o dispero? La Speranza virtù teologale caratteristica divina. Il peccatore, ci svela Gesù, è un “perduto”, ma cercato da Dio con immensa determinazione. Dio è in azione è già in ricerca. Attraverso la preghiera e i sacramenti riceviamo l’ansia di Cristo per la salvezza degli uomini. La determinazione del pastore, della donna di casa che ha perso una moneta preziosa equivalente a un intero giorno di lavoro. Riceviamo la Sua Gioia Divina non solitaria. Rallegratevi con me… ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito … c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte.

di Padre Maurizio Botta

Vangelo Lc 15, 1-10
+ Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

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Mercoledì della XXXI settimana del Tempo Ordinario

astenersi-perditempoAudio Omelie

7 Novembre 2018

8 Novembre 2017

4 Novembre 2015


Gesù ebbe anche successo. La predicazione, i miracoli, le guarigioni suscitarono un entusiasmo che non solo Gesù non cavalcò, ma che addirittura gelò. Nel brano di Vangelo di oggi ciò che stimola Gesù a voltarsi e a mettere le cose in chiaro è proprio il fatto che molta gente andava con lui. Le parole di Gesù frantumano in modo assoluto l’illusione di un discepolato a buon mercato, di una Gioia a buon mercato, di una sequela entusiastica. Un chiarimento senza peli sulla lingua: astenersi perditempo! Disinneschiamo la solita preoccupazione: qui non si parla di salvezza, ma di sequela, di elezione, di discepolato, di Regno dei Cieli. È a questo proposito che Gesù dichiara l’importanza del calcolo. Sapendo quello che è necessario per l’impresa esplicita quello che l’impresa comporta. Sono parole che ancora una volta valorizzano lo spazio della libertà, di una scelta ponderata, progressiva. Il calcolo richiede tempo, mesi.

Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

Questo il prezzo, usando una espressione un po’ rude, del Regno dei Cieli. Il prezzo della Sua Pace e della Sua Gioia, del centuplo già qui su questa terra.

di Padre Maurizio Botta

Vangelo Lc 14, 25-33
+ Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace. Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

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