Martedì della VI settimana di Pasqua

Omelia 2015

Audio Omelia

Omelia 2017

Audio Omelia

Quando (lo Spirito Santo) sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me;

Lo Spirito Santo convince che il peccato è non credere in Gesù. Questo è il nodo. L’identità vera di Gesù.

Quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più;

Lo Spirito Santo convince di quanto questa presenza viva di Gesù alla destra del Padre sia giustizia. Dio non è ingiusto, come se avesse privilegiato una manciata di anni e  amasse meno tutta la successiva storia degli uomini. Non è giustizia averlo carnalmente visibile e disponibile come lo ebbero i discepoli negli anni della sua predicazione. È più ora di allora esattamente come Lui ha detto. Niente nostalgia del passato quindi, ma gratitudine per questa presenza più potente oggi al presente. Questa è la giustizia di Dio.

Quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato

Lo Spirito Santo convince i credenti di come satana, definito principe di questo mondo (impressionante), sia sconfitto e abbia perduto. Lo Spirito Santo elimina la tristezza di pensare che dentro la storia il male sia vincente. Ci toglie questa tumore di tristezza.

di Padre Maurizio Botta C.O.


Vangelo    Gv 16, 5-11
Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato».

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Lunedi della VI settimana di Pasqua

Omelia 2015

Audio Omelia

Omelia 2017

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Vangelo       Gv 15, 26 – 16,4
Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto».

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La canzone della settimana (21-27 Maggio 2017)

Telegraph road (Dire Straits, 1982)

Mario Adinolfi  ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” questa canzone. Gli ho chiesto di raccontare il perchè in pochissime righe.

“Mark Knopfler inserisce Telegraph Road nell’ultimo vero disco dei Dire Straits, si intitola Love over Gold ed è un disco stranissimo intanto perché composto di soli cinque brani, uno dei quali stravolgente (Private investigations) in cui vengono mixati la camminata del cantante, una monetina che gira su un tavolo e un bicchiere che si rompe. Poi c’è Telegraph road, una canzone che dura quindici minuti, una roba impensabile. Oggi è obbligatorio produrre brani di tre minuti “altrimenti le radio non lo passano”, ma anche nel 1982 fare un disco con soli cinque brani, uno con la monetina e i passi mixati, un altro da quindici minuti, era roba da pazzi. Ma Mark Knopfler è un genio assoluto e quel disco vendette dieci milioni di copie. Ho conosciuto Telegraph Road perché i due minuti di intro strumentale del brano facevano da sigla al più bel programma mai prodotto dalla Rai, la Notte della Repubblica di Sergio Zavoli, sugli anni del terrorismo. La sigla sembrava musica classica, invece nei credits scoprii che era l’intro di un brano rock. Da ragazzino curioso qual ero incappai così in Telegraph Road e in Mark Knopfler, credo l’unica rockstar laureata del pianeta, con una laurea vera in letteratura presa prima del grande successo, non quelle finte lauree honoris causa che danno pure a Vasco Rossi. Ebbene scoprii che Mark Knopfler ispirato dall’opera di uno scrittore norvegese, Knut Hamsun (premio Nobel per la letteratura nel 1920) e da un viaggio sulla statunitense Route 24 (appunto, la “Telegraph Road”) aveva composto una canzone che è un quadro impressionista che con poche pennellate racconta la nascita di una città, dal primo insediamento di un viandante che si ferma su un sentiero, alla strada a sei corsie che attraversa l’agglomerato urbano nella contemporaneità. Sulla strada, on the road, si affaccia l’umanità composta da donne e da uomini che si amano ormai con freddezza, che sono aggrediti dalla crisi economica e dalla disoccupazione, che infine vedono la disperazione. Ma non si rassegnano, vogliono alla fine andare via, in qualche modo salvarsi e salvarsi insieme. Bisogna guardare le mani di Mark Knopfler muoversi sulla sua chitarra elettrica, con maestria perfetta da novello Paganini con assoluta naturalezza e nessun atteggiamento da rockstar, come se stesse semplicemente mettendo a frutto il talento unico donato da Dio, per capire che quella musica è salvezza. Nella versione live qui linkata, in un concerto di un Mark Knopfler ormai ultrasessantenne, si percepisce tutta la classe innata e quindi misurata del genio unico in una composizione senza pari nella storia della musica leggera mondiale, con un inserto musicale al pianoforte e sei minuti finali di crescendo solo strumentale che non possono non far capire come essere non conformisti sia l’unica strada per dare senso davvero alle proprie capacità.”

Discoteca completa.


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Promesse condizionate (21/05/2017)

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Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.

Noi, oggi, siamo i cristiani di Roma. Chi e come oggi ci chiede ragione della speranza che è in noi? In noi c’è una speranza così evidente che le persone sentono di dovercene chiedere ragione? Per la fretta di spegnere lo sgomento generato da queste domande non rischino di  sfuggirci le parole iniziali di Pietro, quell’imperativo, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori. Questo è il vero deficit non segnalato in troppe analisi cosiddette pastorali. La scomparsa dell’adorazione intima e segreta estingue la speranza cristiana. Oggi come sempre il Regno di Cristo cresce nel segreto. Nei giardini che nessuno sa.

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama.

Accogliere i comandamenti di Gesù. Ovvero farli entrare dentro. Dentro all’intelligenza, dentro alla volontà. Non ignorarli. Non lasciarli morire fuori con l’indifferenza di uno sbadiglio annoiato.

E poi osservare nel senso greco di “sorvegliato speciale”. Fare la guardia perché non escano. Abbiamo qualcosa di malato in noi che tende a espellere questi comandamenti di Vita. Chi fa entrare e non espelle i comandamenti di Gesù questo è un uomo che ama Gesù. È Gesù stesso che pone i confini di cosa voglia dire amarlo ed essi sono lontanissimi da quelli che il senso comune fissa quando parla di amore.

Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui.

Amando Cristo entriamo in questa promessa pazzesca. Questo amore del Padre e del Figlio per i discepoli non è automatico, a prescindere. Dio ama il mondo disperato, così tanto da dare suo Figlio perché la Salvezza possa raggiungere tutti, ma entrare nell’intimità d’Amore di Dio è solo per chi vive queste parole di Gesù. La promessa non è senza condizione. A me sembra evidente leggendo il Vangelo. Addirittura rimarca poco dopo la condizione, ma aggiungendo altre promesse consolanti.

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce.

Il Figlio prega il Padre Suo perché ci doni lo Spirito Santo che ci consoli, che ci difenda come avvocato contro satana e tutto questo per sempre. Lo Spirito Santo per sempre con noi, ma ancora una volta, per escludere possibili irenismi, ribadisce che lo Spirito Santo è Spirito di verità e la mentalità del mondo non può, non solo riceverlo, ma nemmeno conoscerlo.

di Padre Maurizio Botta C.O.

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Il libro della settimana (21-27 Maggio 2017)

La cognizione del dolore (Carlo Emilio Gadda)

Francesca Golia ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” questo libro. Le ho chiesto di raccontare il perchè in pochissime righe. Eccole.

“La cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda che è un vero genio della nostra letteratura e tutti fanno solo finta di averlo letto. È un libro sulla malinconia che non parla mai di malinconia, ma ne è impastato: il linguaggio si moltiplica o è corroso dal dolore e quando sembra che stia per sprofondare, interviene il grottesco, la nevrosi l’ironia e allora fa davvero tanto ridere.”

Biblioteca completa.

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