Venerdì della XXVII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

12 Ottobre 2018

13 Ottobre 2017


Gesù non solo da per scontata l’esistenza dei demoni, ma ne delinea addirittura una gerarchia interna in cui c’è un Capo, Satana, il Demonio, Beelzebul a cui tutti sono sottomessi. Questa, se vogliamo essere leali, è la prima difficoltà anche nella Chiesa, perché oggi non è da persone educate o intelligenti parlare di Demonio e di demoni. Tra persone “mature” ed “equilibrate” demonio e demoni rappresenterebbero il retaggio di superstizioni medioevali (dove naturalmente l’aggettivo medioevale è inesorabilmente negativo…) si deve obbligatoriamente parlare sempre e solo di psicosi, di proiezioni al seguito di traumi infantili, di questioni psicologiche irrisolte, ma di demonio… non scherziamo! Invece Gesù da per scontata l’esistenza di questo nemico forte e lo descrive oggi anche come ostinato e ripetitivo nei suoi assalti. Ritornerò nella mia casa da cui sono uscito. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui ed essi entrano e vi alloggiano e la condizione finale di quell’uomo diventa peggiore della prima. L’unico motivo per cui non temere Satana è che Cristo è molto più forte di lui e il Demonio non può resistere alla Sua Signoria. Una delle manifestazioni potenti del Regno di Dio è proprio questa Signoria Assoluta di Cristo sul Demonio.

Diceva argutamente C.S. Lewis nell’introduzione a “Le lettere di Berlicche”:
Vi sono due errori uguali e opposti nei quali la nostra razza può cadere nei riguardi dei diavoli. Uno è di non credere alla loro esistenza. L’altro, di credervi, e di sentire per essi un interesse eccessivo e non sano. I diavoli sono contenti d’ambedue gli errori e salutano con la stessa gioia il materialista e il mago.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo   Lc 11, 15-26
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».


Alcuni brevissimi testi di grandi santi e autori spirituali su Satana, colui che oggi nel Vangelo Gesù ha definito  Beelzebul capo dei demoni.

Dio vuole salvarti più di quanto il nemico vuole perderti.

Lorenzo Scupoli (1530-1610), Combattimento spirituale, 16

Io non comprendo questi timori che ci fanno dire: il demonio, il demonio; quando noi possiamo dire: Dio, Dio e fare così tremare il nostro nemico!

Santa Teresa d’Avila (1515-1582), Vita, cap. 25

 Per quanto Satana spinga, egli rovescia tuttavia solo quelli che non gli resistono e che consentono ai suoi sforzi.

Giovanni Bona (1609-1674), Il Discernimento degli spiriti, cap. IV

 Il diavolo va ovunque attorno al nostro spirito, cacciando il naso e scompigliando dappertutto, per vedere se può trovare qualche porta aperta: è buon segno che egli faccia tanto rumore e tempesta attorno alla volontà, è segno che non è dentro.

San Francesco di Sales (1572-1622), Lettera del 18 febbraio 1605

 Lasciate alla porta il nemico che s’infuria; che urti, che batta, che gridi, che urli e faccia il peggio che potrà: noi siamo certi che egli potrebbe entrare nella nostra anima solo attraverso la porta del nostro consenso. Teniamola ben chiusa e di tutto il resto non ci curiamo, perché non c’è nulla da temere.

San Francesco di Sales (1572-1622), Lettera d’aprile 1605

 Stare davanti a Dio con un semplice sguardo, in attenzione amorosa, come un umile mendicante davanti al suo Signore, è l’orazione più facile ma anche la più sicura, perché libera dalle operazioni dell’immaginazione, sempre soggetta agli inganni del demonio.

Miguel de Molinos (1628-1696), Guida spirituale, I, 2

 L’anima unita a Dio, è temuta dal demonio quanto Dio stesso.

San Giovanni della Croce (1542-1591), Sentenze 6, 4

 Il demonio è molto geloso dell’uomo che prega e usa tutti gli artifici per fargli mancare il suo scopo. Così non cessa di ravvivare con la memoria il pensiero delle cose e di risvegliare attraverso la carne, tutte le passioni, al fine d’impedire la sua corsa così bella e il suo esodo verso Dio.

Evagrio (346?-399), Trattato dell’Orazione, 47

 Le luci del demonio ci nascondono i nostri difetti, per quanto grossolani siano. Abbagliandoci e trastullandoci con le loro false luci ci portano presto o tardi alla vanità, alla compiacenza di noi stessi, ma le luci di Dio scoprendoci le sue grandezze ci fanno vedere la nostra bassezza, per fondarci nella più solida umiltà

Claudio Martin (1619-1696), Conferenza ascetica XI

 

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Giovedì della XXVII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

11 Ottobre 2018

12 Ottobre 2017

8 Ottobre 2015


Tre differenti richieste di essere sfamati. Dalla richiesta dell’amico insistente nel cuore della notte, diciamo una richiesta un po’particolare, alla richiesta quotidiana necessaria del bambino che chiede al padre il cibo, fino al culmine della richiesta buona per eccellenza rivolta al Padre Celeste. Dalla richiesta un po’ importuna dell’amico umano, alla richiesta vitale del figlio al padre, fino ad arrivare alla richiesta fondamentale del figlio di Dio al Padre Nostro che è nei cieli. Richiesta vincolata a una promessa. Una promessa assolutamente decisiva. Innanzitutto Gesù autorevolmente come Figlio annuncia che il Padre darà lo Spirito Santo a coloro che lo chiedono. Al di là quindi dell’impressione, nel nostro rapporto con Dio, di non essere esauditi ed ascoltati, al di là dell’impressione di essere importuni come lo è un amico che ti sveglia nel cuore della notte svegliando i bambini appena addormentati  (e chi deve addormentare dei bambini piccoli sa che questa non è cosa da poco…) abbiamo la certezza che si ancora alle parole di Gesù che lo Spirito Santo è dato a coloro che lo chiedono con assiduità. In negativo, ma ci aiuta, dobbiamo ricordarci che lo Spirito Santo non è dato a tutti, è dato senza misura a tutti coloro che lo chiedono con perseveranza. Potremmo quindi dividere i discepoli in due categorie quelli che chiedono con perseveranza e quelli che lasciano perdere mettendo al primo posto le proprie sensazioni di pesantezza e aridità. Questo versetto ci dice come stanno le cose per  Gesù Cristo. Dove sta la cattiveria. Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli. La cattiveria sta in noi, noi siamo gente cattiva capace di dare cose buone. Dove sta la Bontà. Quanto più il Padre vostro del cielo. Il Padre è Buono, quello Buone per eccellenza. Il rapporto tra la nostra libertà e la Grazia. Darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!  C’è il sospetto che Dio non voglia donarci il Dono dei doni, lo Spirito Santo? Dio obbedisce al nostro cuore. Dio ci libera da ciò da cui vogliamo essere liberati. Non bisogna aver paura che Dio cambi la nostra vita. Dobbiamo aver paura che Dio non cambi la nostra vita. Che Dio ci lasci dove stiamo. E allora senza stancarci, incessantemente: Vieni Santo Spirito, vieni per Maria!

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo   Lc 11, 5-13
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai discepoli:
«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».


Due testi di San Francesco di Sales sulle preghiere giaculatorie. Preghiere brevi, come frecce rivolte al cielo nel mezzo delle attività quotidiane, esprimono perfettamente questo bussare “invadente” di cui parla il Vangelo. San Francesco ne spiega la necessità anche nelle vite più contemplative e di come siano possibili sempre, anche nel tempo della malattia.

 

Finché i nostri corpi sono nel dolore, è difficile elevare i cuori alla considerazione perfetta della bontà di Nostro Signore: ciò è proprio solo di quelli che, essendovi avvezzi da lungo tempo, hanno lo spirito totalmente rivolto verso il cielo. Ma noi che siamo ancora così molli, abbiamo delle anime che si distraggono facilmente sentendo le fatiche e i dolori del corpo: non v’è da meravigliarsi, dunque, se nel corso della malattia avete interrotto la consuetudine dell’orazione interiore. In tal caso, basta usare le preghiere giaculatorie e le sacre aspirazioni[1]. Dato, infatti, che il male ci fa sospirare spesso, non costa poi tanto sospirare in Dio, a Dio e per Dio, piuttosto che sospirare per inutili lamentele.

Lettera alla signora de Tavernay, 21 luglio 1610

[1] Vale a dire delle preghiere brevi, come delle frecce (jacula in latino), e dei sospiri lanciati verso il cielo.


Filotea, coltivate spesso, dunque, il desiderio di Dio per mezzo di brevi ma intensi slanci del vostro cuore: ammirate la bellezza di lui, invocate il suo aiuto, gettatevi in spirito ai piedi della Croce, adorate la sua bontà, domandategli sovente la salvezza per voi, offritegli mille volte al giorno la vostra anima, fissate lo sguardo interiore sulla dolcezza del Signore, tendetegli la mano, come un bambino a suo padre, affinché sia egli a guidarvi. […]

Ebbene, la grande opera della devozione consiste proprio nella pratica del raccoglimento spirituale e delle preghiere giaculatorie. Tale esercizio, infatti, può compensare la mancanza di tutte le altre orazioni, mentre la sua mancanza non può essere compensata in alcun modo. Senza il raccoglimento spirituale e le preghiere giaculatorie non è possibile condurre bene la vita contemplativa, per non parlare poi di quella attiva, la quale risulterebbe oltremodo mal fatta; senza tale pratica, il riposo non è che ozio ed il lavoro è soltanto un peso. A motivo di ciò, vi scongiuro di abbracciarla con tutto il cuore, senza separarvene mai.

Introduzione alla vita devota, II, 13

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Mercoledì della XXVII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

10 Ottobre 2018

11 Ottobre 2017


Cari bambini un’altra domanda che mi sono sentito fare tantissime volte è questa: «Ma quando prego che cosa devo chiedere? Che cosa devo dire?». Per rispondervi, bambini, vi chiedo di guardare l’immagine qui sotto in cui vediamo Gesù che sta pregando il Padre. Sono parole d’amore, misteriose. Nel disegno vediamo a sinistra i discepoli che guardano questa scena. Chi conosce il Vangelo sa quello che è avvenuto subito dopo. I discepoli, commossi, stupiti, emozionati da quello che avevano visto con i loro occhi – la preghiera di Gesù al Padre suo – chiedono: «Gesù, insegnaci a pregare». Bambini questa domanda è importantissima. E importantissima è la risposta che diede Gesù. Gesù non disse: «Non vi devo insegnare nulla. Cercate dentro di voi. La preghiera sgorgherà dal vostro cuore». Gesù non disse che noi da soli sappiamo già le parole giuste da rivolgere a Dio. Gesù rispose e disse: «Quando pregate, dite…». “Dite” è un imperativo. È il verbo che si usa per dare un comando d’amore. E dopo questo imperativo, Gesù insegnò il Padre nostro. Capite perché allora durante la Santa Messa il sacerdote, prima di invitarci a pregare il Padre nostro, dice così: «Obbedienti alla Parola del Signore e formati al suo divino insegnamento, osiamo dire…». Il Padre nostro è la preghiera più profonda, più grande, più bella che esista su tutta la terra. Non ci sarà mai una preghiera migliore, non ci sarà mai una preghiera che arrivi più direttamente al cuore del Padre. Nel Padre nostro è contenuto in piccolo tutto il Vangelo. Le cose più importanti di tutto il Vangelo sono racchiuse dentro questa preghiera. Non è una formuletta, sono le parole giuste per pregare il Padre. Sono le parole giuste per desiderare e volere le cose giuste, sono le parole giuste per non dimenticarci nessuna cosa importante quando preghiamo. È per questo motivo, cari bambini, che il Padre nostro deve essere spiegato parola per parola. Noi possiamo chiamare Dio Padre perché con il Battesimo siamo stati uniti al Figlio come tralci di un’unica vite. In noi prega lo Spirito di Gesù che grida: «Abba», “Padre mio”. Questo Padre è «nostro», non è solo mio. E, quindi, quando prego, accanto a me ci sono tutti coloro che fanno parte di questo unico corpo di Cristo. L’espressione «che sei nei cieli» non ci dice che Dio è lontanissimo, ma ci ricorda invece che è più grande di noi, ci ricorda la sua maestà. Quando diciamo: «Sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno», chiediamo allo Spirito Santo di farci volere le stesse cose che voleva Gesù, di farci pensare le stesse cose che pensava Gesù, di farci desiderare le stesse cose che desiderava Gesù, perché la volontà di Gesù è quella del Padre e i desideri di Gesù sono quelli del Padre. Il pane quotidiano è sicuramente quello di cui abbiamo bisogno ogni giorno per vivere ed è giusto ricordare che alcuni bambini non hanno tutto questo e che noi dobbiamo fare di tutto per aiutarli. Ma il pane quotidiano è soprattutto quel pane del cielo che solo Dio può donarci e che ci dà la vita eterna di Dio che non possiamo darci da soli.  «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori» ci ricorda che l’unico muro di gomma che noi possiamo opporre al perdono smisurato di Dio, alla misericordia di Dio, è quello di non perdonare i nostri fratelli che ci chiedono perdono. «Non ci indurre in tentazione» e «Liberaci dal male» sono richieste che ci ricordano che è il Padre a sostenerci nelle prove e a liberarci dal malvagio. Le tentazioni e il tentatore ci sono (ne parleremo più avanti), ma Gesù Cristo è infinitamente più forte. Li ha vinti e continua a vincerli. Noi, stringendoci nella preghiera a Gesù, uniti a lui vinciamo e non abbiamo nulla da temere.

tratto da Le domande grandi dei bambini (Volume 2) pag. 14-17

Vangelo   Lc 11, 1-4
Dal vangelo secondo Luca
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione».

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Martedì della XXVII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

9 Ottobre 2018

6 Ottobre 2015


Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Questa domanda lascia trapelare tante cose. Irritazione, fastidio, disappunto contro Maria certamente, ma anche e forse di più contro Gesù. “Va bene le belle parole e i commenti alla Parola di Dio, ma per favore, un po’ di concretezza, un po’ di realismo. È una donna come me e il suo compito ora è servire.” Se ci pensiamo istintivamente ci è sempre venuto da schierarci dalla parte di Marta. Eppure Gesù sta valorizzando immensamente una donna. Conferma che il discepolato e l’ascolto della sua parola non è solo per gli uomini. Gesù anche in questo momento della sua vita come in tanti altri non può essere nemmeno sfiorato dall’accusa di maschilismo. Quando Gesù è presente e parla non c’è assolutamente nulla di nulla di più importante. Il meglio è ascoltare restando ai suoi piedi, quindi non in piedi a mettergli fretta. Potremmo dire che se la nostra vita è sempre affanno ed agitazione questo è il miglior indicatore che abbiamo scelto. Abbiamo scelto la parte peggiore sfuggendo l’intimità offertaci da Gesù per l’illusione di servirlo meglio in un modo più “concreto”.

di P. Maurizio Botta C.O.

 

Vangelo  Lc 10,38-42

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».


I nostri affari non sono affari nostri

La cura e la diligenza che dobbiamo avere nei nostri affari è cosa ben differente dalla sollecitudine, preoccupata e ansiosa. Gli angeli hanno cura della nostra salvezza e si applicano con diligenza, ma non è per questo ne hanno sollecitudine, preoccupazione o agitazione; poiché la cura e la diligenza appartengono alla loro carità, mentre sollecitudine, preoccupazione e agitazione sarebbero contrarie alla loro felicità, dal momento che cura e diligenza possono essere accompagnate dalla tranquillità e dalla pace di spirito, ma non è così per la sollecitudine o per la preoccupazione né tanto meno per l´agitazione. Si occupi dunque di tutti gli affari di cui avrà l´incarico con cura e diligenza, mia Filotea, dal momento che Dio avendoglieli affidati vuole che lei ne abbia grande cura, ma se è possibile non sia sollecita e preoccupata, cioè non li compia con inquietudine, ansia e ardore. Non si agiti affatto nello svolgimento del compito perché ogni sorta di agitazione turba la ragione e il giudizio, e ci impedisce anche di fare bene la cosa per cui ci prodighiamo.

Quando Nostro Signore riprende santa Marta dice: Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose. Faccia attenzione, se avesse avuto semplicemente cura, non si sarebbe turbata per niente; ma dal momento che era preoccupata e inquieta, si agita e si turba, ed è in questo che Nostro Signore la riprende. I fiumi che scorrono dolcemente nella pianura portano grandi navi e ricche mercanzie, e le piogge che cadono dolcemente sulla campagna la fecondano di erbe e di grano; ma i torrenti e i ruscelli tumultuosi scorrono sul terreno, rovinano le cose a cui passano vicino e sono inutili al traffico fluviale, così come le piogge veementi e impetuose distruggono i campi e le praterie. Un compito svolto con impetuosità e agitazione non è mai ben fatto: bisogna sbrigare gli affari con tanta moderazione come recita l´antico proverbio. Dice Salomone: Lo zelo senza riflessione non è cosa buona, e chi va a passi frettolosi inciampa (Pr 19,2). Quando facciamo le cose bene le facciamo sempre abbastanza presto. I calabroni fanno molto più rumore e sono molto più agitati delle api, ma fanno solo la cera e neanche un po´ di miele: allo stesso modo coloro che si agitano, divorati da una preoccupazione cocente e da uno zelo rumoroso, non fanno mai né molto, né bene. Le mosche non danno mai fastidio per la loro violenza, ma per il loro grande numero: così i grandi affari non ci turbano tanto come i piccoli quando però essi sono assai numerosi. Accolga quindi in pace le faccende che le capiterà di dover sbrigare, e faccia in modo di eseguirle con ordine, una dopo l´altra, poiché se le vuole portare a termine tutte insieme o disordinatamente, farà degli sforzi che l´ammazzeranno di fatica e indeboliranno il suo spirito; e ordinariamente, si troverà accasciata sotto il torchio senza ottenere nulla.

E in tutte le sue faccende si appoggi totalmente alla Provvidenza di Dio; solo grazie ad essa tutti i suoi progetti riusciranno. Dal canto suo, lavori nondimeno con tutta dolcezza per cooperare con essa, e poi creda che se lei si è pienamente consegnata a Dio, il compimento dell´opera che arriverà sarà sempre il migliore per lei, sia che a suo giudizio [particolare] le sembri buono o cattivo. Faccia come i bambini piccoli, che con una mano stringono quella del papà, e con l´altra raccolgono fragole o more lungo le siepi; allo stesso modo, mentre con una mano accumula e maneggia i beni di questo mondo, tenga sempre con l´altra la mano del Padre celeste, volgendosi di tanto in tanto verso di Lui,  per vedere se la sua gestione e le sue occupazioni gli sono gradite. E faccia in modo soprattutto di non lasciare mai la sua mano e la sua protezione, pensando di accumulare o raccogliere di più; perché se Lui la lascia, non farà altro che cadere faccia a terra. Voglio dire, mia Filotea, che quando lei sarà in mezzo agli affari e alle occupazioni comuni, che non richiedono un´attenzione così forte e pressante per essere ben svolti, guarderà più Dio che le faccende; e quando le faccende sono di così grande importanza da richiedere tutta la sua attenzione per essere fatte bene, di tanto in tanto guarderà Dio, come fanno coloro che navigano in mare, i quali, per raggiungere la terra che bramano, guardano in alto il cielo più di quanto guardino in basso dove remano. Così Dio lavorerà con lei, in lei e per lei e il suo lavoro sarà seguito dalla consolazione.

Introduzione alla Vita devota, III, 10 (III, pp.169-171)


Se ci uniamo realmente alla volontà di Dio allora accettiamo passivamente il dovere di essere attivi sia per le questioni esteriori come per la nostra anima. Scopriamo che Dio desidera che noi siamo Marta quando noi vorremo essere Maria. Questo capita tutti i giorni nelle attività esteriori. Ci gettiamo in esse, non perché le cerchiamo, ma perché sono lì per essere trattate.

Dom Jhon Chapman  lettera del 20 gennaio 1931


Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Lunedì della XXVII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

8 Ottobre 2018

9 Ottobre 2017

5 Ottobre 2015 (Derelitti – San Luigi Scrosoppi – Samaritano)


Vangelo   Lc 10, 25-37
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail