Lunedì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

25 Novembre 2019 (Nel giorno della disfatta)

27 Novembre 2017


Vangelo Lc 21,1-4

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

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Audio Omelie

22 Novembre 2020 (L’avete fatto a Me)

26 Novembre 2017

Commento alle letture della XXXIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) di P. Maurizio Botta per la Radio Vaticana


Il giudizio è manifestazione della Gloria di Cristo. Lo sprigionarsi dell’identità di Cristo senza più veli è luce di verità su ogni vita umana. L’uomo non è solo spaventato, è anche attratto, dal giudizio. Sul fascino che esercita la presenza di giudici che valutano prestazioni o comportamenti è costruita la fortuna di tanti programmi televisivi.

Da che punto di osservazione guarda Dio ogni uomo? Da quale angolazione Dio guarda la storia? Il suo è un sguardo Regale, certamente, perché nulla esiste e sussiste senza di Lui, ma a partire da dove?

Il Concilio Vaticano II al numero 22 della Gaudium et Spes ricorda come solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo e che con l’Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ma nel Vangelo di questa sera Gesù ci dice di più.

Io ho avuto fame, io ho avuto sete, io ero straniero, io nudo e malato, io ero in carcere

Il Re dell’Universo è nascosto nell’uomo veramente affamato, assetato, straniero, nudo, malato e carcerato. Gesù Cristo ci svela un’identificazione totale non simbolica con il dolore umano e in modo specialissimo con il dolore innocente. Il giudizio personale  sarà sul rapporto che ogni uomo ha avuto con il dolore umano e con il dolore innocente. Il Dio Vivo e Vero conta le lacrime, le raccoglie nel suo otre, non vanno perdute, sono così preziose da essere conservate. Gesù non ci dice filosoficamente perché ci siano, ci dice che le assume, che sono roba sua, che questi derelitti sono Lui, Lui non è solo con loro è in loro e loro sono misteriosamente in Lui. Se non lo scopriamo già oggi lo scopriremo subito dopo la morte. Dov’era Dio? Dio era ed è lì!

In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me

Dio Re guarda il mondo a partire dai veri affamati, assetati, nudi,  carcerati, malati, stranieri. Quelli veri. Uomini e donne direttamente e molto concretamente incontrati nelle circostanze della vita, penso all’incontro forte e caldo con un missionario, con qualcuno che spende tutta la sua vita per questo, penso a quelle situazioni in cui il bisogno è così evidente e reale da non essere possibile nessun trucco o inganno.

Il vero discepolo, il credente, il santo riceve in un cammino di conversione la prospettiva di Dio, il punto di osservazione di Dio su ogni uomo. Il credente non può non sapere che nel malato c’è Cristo, che lì c’è il Suo Signore, perché se non lo sa non è un credente. Ma Gesù ci rivela che ogni uomo ha una coscienza personale che gli bussa sul cuore quando vede un vero povero, un uomo veramente bisognoso. Certo ogni tanto occorrerebbe chiedersi cosa dirà Dio di coloro che si sono finti affamati, assetati, malati, nudi. Di coloro che hanno usato per sé i doni che erano per i veri poveri. Riposiamoci nella Giustizia di Dio. Un giudice mite e umile di cuore, Re e pastore che, oggi, ci dice, andrà in cerca della pecora perduta e ricondurrà all’ovile quella smarrita, fascerà quella ferita e curerà quella malata, avrà cura della grassa e della forte.

Poi sarà il giudizio in cui verranno finalmente ridotti al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza!

Dio non assumerà la logica dei poteri di questo mondo. Non solo Trump ma nemmeno Obama; certamente non Hitler e Mussolini, ma nemmeno Che Guevara, Lenin e Stalin, non Napoleone o Cesare. Il potere di Soros. Il potere di chi ha in pugno i mezzi di comunicazione. Il potere di chi è ricco su chi è povero. Ma anche annullerà il potere della forza sulla debolezza, il potere dell’uomo sulle donne e sui bambini, il potere dei sani sui malati, il potere di chi è già vivo e nauseato su chi non è ancora nato e non nascerà.

di Padre Maurizio Botta C.O.

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Sabato della XXXIII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

23 Novembre 2019

19 Novembre 2016


Vangelo Lc 20,27-40

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

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Venerdì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

22 Novembre 2019

23 Novembre 2018

24 Novembre 2017

18 Novembre 2016

20 Novembre 2015


Così dicono quelli che sanno nella Chiesa: “Il problema della Chiesa è solo un problema di comunicazione. Se la Chiesa comunicasse meglio tutto sarebbe risolto. Non abbiamo i tempi televisivi. Sarebbe fondamentale che tutti i preti facessero corsi di comunicazione. Per parlare in pubblico. Occorre conoscere il mezzo televisivo. Le regole della comunicazione moderna.” Questo modo di ragionare, anche se può dire singole cose vere, mi sembra che nasconda un problema teologico di fondo. Gesù fu il miglior comunicatore di tutti i tempi. Il più efficace e il più carismatico. Incontrovertibile il fatto che fu anche un terribile provocatore capace di spiazzare dialetticamente i suoi avversari. Il suo insegnamento risultava contemporaneamente autorevole e terribilmente affascinante. Gli ultimi versetti che la liturgia di oggi ci propone dicono tutto questo: ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo. Questo è il problema teologico. Gesù spiace. Dispiace. Suscita anche l’odio. Continua a suscitarlo quando autenticamente proponiamo le sue parole. Piacere a tutti non si può. Nemmeno Cristo piacque a tutti. Non per problemi comunicativi. Il Regno di Dio non avanza per potenza mediatica. Rinunciamo al Signore degli Anelli. Il Regno di Dio avanza solo per la potenza del Sangue di Cristo e dei suoi santi uniti a Lui.

di Padre Maurizio Botta C.O.


Vangelo   Lc 19, 45-48

+ Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.


Un testo meraviglioso di San Francesco di Sales contro la collera.

“E’ molto più utile per la nostra salvezza”, scrive lo stesso Agostino a Profuturo[1], “non aprire il santuario del nostro cuore all’ira, anche se bussa per un giusto motivo, che darle ricetto, dal momento che difficilmente poi se ne andrà via; anzi, da arboscello diventerà trave”.  Se poi capita che questa duri fino a sera e che il sole tramonti sopra di essa (cosa che l’Apostolo vieta[2]), convertendosi in odio, non vi è quasi più modo di liberarsene. L’ira, infatti, si nutre di mille false convinzioni, e infatti nessun uomo adirato ha mai pensato che la sua ira sia ingiusta.

Dunque, è meglio iniziare a saper vivere senza collera piuttosto che voler usare la collera con moderazione e saggezza. Quando poi, per imperfezione e debolezza, la collera ci coglie di sorpresa, è meglio respingerla immediatamente piuttosto che voler negoziare con essa. Infatti, per quanto poco spazio le si conceda, l’ira se ne impadronisce subito e fa come il serpente, che introduce facilmente tutto il proprio corpo dove può metter la testa. E come si fa a respingerla, mi direte? E’ presto detto, mia Filotea: non appena iniziate a percepirla, dovete raccogliere prontamente le vostre forze, non con violenza né con impeto, ma dolcemente e comunque seriamente. Difatti, come avviene durante le sedute di senati e parlamenti numerosi, quando gli uscieri gridano “Calma, calma!”, ma poi fanno più rumore di quelli che vogliono far tacere, così spesso si verifica che, volendo reprimere con impeto la nostra collera, suscitiamo ancor più turbamento nel nostro cuore di quanto la collera stessa ne abbia provocato, tanto che il cuore, così turbato, non riesce ad esser più padrone di se stesso.

[…] Non appena vi renderete conto di aver commesso qualche atto di collera, riparate prontamente l’errore con un atto di dolcezza nei confronti della stessa persona contro cui vi sarete irritata. Difatti, proprio come è un eccezionale rimedio contro la menzogna il ritrattarla immediatamente, appena ci accorgiamo di averla detta, così è un buon rimedio contro la collera il correggerla subito con un atto contrario di dolcezza, perché – come si dice – le ferite fresche sono quelle che si curano più facilmente.

Introduzione alla vita devota, III, 8

[1] Lettera 38 a Profuturo (scritta verso il 397).

[2] Ef 4, 26.

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Giovedì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

22 Novembre 2018

23 Novembre 2017

17 Novembre 2016

19 Novembre 2015


Ci sono dolori e dolori. Lacrime e lacrime. Ci sono i dolori della purificazione che iniziano sempre per tutti i discepoli quando pongono la loro speranza solo in Dio. Ci sono anche i dolori che gustiamo tutte le volte che decidiamo di riporre la nostra speranza negli uomini. Quello che oggi Gesù dice di Gerusalemme avviene per ogni uomo, per ogni comunità, per ogni famiglia che rifiuta la sua protezione. Rifuggire la Sua Pace per vagheggiare la pace del mondo. Gesù su ogni uomo che non si fa proteggere piange, come pianse su Gerusalemme. C’è quindi da analizzare anche questo di dolore. Il dolore di Gesù. Questo pianto di Gesù ci dice contemporaneamente due cose. L’abisso dell’ Amore di Dio per noi e la verità della nostra libertà. Questo è il solo vero volto di Dio. Dio grande nell’amore che piange sulla libertà usata male. Gridare “Dio è grande” brandendo un arma, ho esaltando in uno stadio chi quest’arma l’ha brandita è gridare una menzogna. Dio odia la violenza umana come ha ricordato domenica il Papa nell’Angelus. Utilizzare il nome di Dio per giustificare questa strada è una bestemmia.

di Padre Maurizio Botta C.O.


Vangelo   Lc 19, 41-44

+ Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».


Alcuni testi di autori spirituali sul tema di oggi: le lacrime!

L’ORAZIONE dalla A alla Z    L come … LACRIME

Eh! Cosa c’è di più miserabile, Signore, di uno sventurato senza misericordia per se stesso, che piange Didone, morta per amore di Enea, e non piange la sua stessa morte, per non avere amato voi!

Sant’Agostino (354-430), Confessioni, I, 13

Che si volti dunque e ti cerchi, perché se egli ha abbandonato il suo creatore, tu non hai abbandonato la tua creatura … ma tu sei nel suo cuore, nel cuore di coloro che ti confessano e che si gettano nelle tue braccia e piangono sul tuo seno al ritorno dalle loro penose vie. Pieno di tenerezza, tu asciughi le loro lacrime ed essi piangono tanto più, e trovano la loro gioia in quelle lacrime; perché non è un uomo di carne e di sangue che li consola, ma tu stesso Signore, tu che li hai creati e che di nuovo li hai ricreati.

Sant’Agostino (354-430), Confessioni, V, 2

Piangi, piangi, peccatore: è il tuo solo vantaggio!

San Gregorio Nazianzeno (IV sec.), Carmen 51, 12

È Cristo, che tocca gli occhi del tuo cuore e che ti ha fatto vedere spiritualmente.

Marco l’Eremita (IV sec.), De lege spirituali, 12

L’abbondanza di lacrime non ha mai reso nessuno più santo, né la loro assenza più peccatore!

Giovanni Bona (1609-1674), De discretione spirituum, 7, 12

 Un padre che ha seppellito un figlio amato, non ha una pena paragonabile, a quella di Dio per un’anima uccisa dall’iniquità. Sii dunque addolorato per la tua anima, e mostra amore a Dio che prova sofferenza e tristezza sull’anima peccatrice e morta.

San Efrem (IV sec.) Sermone su Is. 26, 10

 

 

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