Corso di preparazione al Sacramento del Matrimonio 2023

Carissimi amici,

è con gioia che vi annuncio l’inizio del prossimo corso di preparazione al Sacramento del Matrimonio 2023.

Il corso sarà composto da 9 incontri non è riservato solo ai fidanzati che hanno già deciso di sposarsi, ma anche a fidanzati che desiderano fare un discernimento come coppia per decidere se sposarsi o anche a giovani (sotto i 30) che desiderano comprendere meglio il senso di sposarsi in Chiesa.

Gli incontri sono al Sabato pomeriggio dalle 16.00 alle 17.00 con ingresso da Via della Chiesa Nuova, 3.

Ecco le date 2023:  7/1    21/1    4/2    18/2   4/3    18/3    1/4   15/4  6/5

Per iscriversi è sufficiente mandare una email con nomi, cognomi ed email di entambi i fidanzati a questo indirizzo: mauriziobotta@hotmail.com

In questo modo sarete inseriti automaticamente nella mailing list del gruppo 2023.

Naturalmente il Corso è completamente gratuito.

Un caro saluto e a presto

Padre Maurizio Botta C.O.

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Giovedì della I settimana di Avvento

12299292_921777667871666_8702174486297180869_nAudio Omelie

1 Dicembre 2016

3 Dicembre 2015


Avvento tempo per astenersi. Cosa devo non-fare, per fare l’unica cosa necessaria.

Astenersi volontariamente dalla dispersione delle molte parole e delle migliaia di immagini. Cercate o subite. Per dire sì all’unica Parola necessaria quella detta nel segreto quando è notte e tutto è spento. Il Verbo che vuole tutto di me, vuole la mia volontà per rendermi finalmente stabile. Roccia come Lui è roccia. Cristo-Ancora che vuole il segreto, vuole essere scelto nello spazio e nel tempo per farsi afferrare. Vuole il mio io che gli dica: “Ora Tu e nessun altra voce!”. Vuole salvarmi dalla mia friabilità, dalla mia inconsistenza, dalla mia instabilità e per questo mi parla. Mi rivela il Padre Suo. Mi rivela che è Padre nostro. Rinnegare la tendenza istintiva a cercare in me la stabilità per rendere decisive le parole del Cielo. Astenersi da mettere me al di sopra delle Parole rivelate che scendono dal Cielo. Per non essere spazzato via da ciò che comunque cercherà di travolgermi. Cristo grida per donarmi quello che non posso donarmi da solo, quelle fondamenta profonde senza le quali in un crollo si manifesterà pubblicamente la mia natura precaria.

di Padre Maurizio Botta

Vangelo Mt 7, 21.24-27
+ Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

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Sant’Andrea apostolo (30/11/2022)

Audio Omelie

30 Novembre 2018 (Clericalismo – Virilità – Paternità – Vocazione)


 

Audio Udienza

BENEDETTO XVI          UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro  Mercoledì, 14 giugno 2006

Andrea, il Protoclito

 

Cari fratelli e sorelle,

nelle ultime due catechesi abbiamo parlato della figura di san Pietro. Adesso vogliamo, per quanto le fonti permettono, conoscere un po’ più da vicino anche gli altri undici Apostoli. Pertanto parliamo oggi del fratello di Simon Pietro, sant’Andrea, anch’egli uno dei Dodici.   La prima caratteristica che colpisce in Andrea è il nome: non è ebraico, come ci si sarebbe aspettato, ma greco, segno non trascurabile di una certa apertura culturale della sua famiglia. Siamo in Galilea, dove la lingua e la cultura greche sono abbastanza presenti. Nelle liste dei Dodici, Andrea occupa il secondo posto, come in Matteo (10,1-4) e in Luca (6,13-16), oppure il quarto posto come in Marco (3,13-18) e negli Atti (1,13-14). In ogni caso, egli godeva sicuramente di grande prestigio all’interno delle prime comunità cristiane.

Il legame di sangue tra Pietro e Andrea, come anche la comune chiamata rivolta loro da Gesù, emergono esplicitamente nei Vangeli. Vi si legge: “Mentre Gesù camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone chiamato Pietro e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, perché erano pescatori. E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini»” (Mt 4,18-19; Mc 1,16-17). Dal Quarto Vangelo raccogliamo un altro particolare importante: in un primo momento, Andrea era discepolo di Giovanni Battista; e questo ci mostra che era un uomo che cercava, che condivideva la speranza d’Israele, che voleva conoscere più da vicino la parola del Signore, la realtà del Signore presente. Era veramente un uomo di fede e di speranza; e da Giovanni Battista un giorno sentì proclamare Gesù come “l’agnello di Dio” (Gv 1,36); egli allora si mosse e, insieme a un altro discepolo innominato, seguì Gesù, Colui che era chiamato da Giovanni “agnello di Dio”. L’evangelista riferisce: essi “videro dove dimorava e quel giorno dimorarono presso di lui” (Gv 1,37-39). Andrea quindi godette di preziosi momenti d’intimità con Gesù. Il racconto prosegue con un’annotazione significativa: “Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia, che significa il Cristo», e lo condusse a Gesù” (Gv 1,40-43), dimostrando subito un non comune spirito apostolico. Andrea, dunque, fu il primo degli Apostoli ad essere chiamato a seguire Gesù. Proprio su questa base la liturgia della Chiesa Bizantina lo onora con l’appellativo di Protóklitos, che significa appunto “primo chiamato”. Ed è certo che anche per il rapporto fraterno tra Pietro e Andrea la Chiesa di Roma e la Chiesa di Costantinopoli si sentono tra loro in modo speciale Chiese sorelle. Per sottolineare questo rapporto, il mio predecessore Papa Paolo VI, nel 1964, restituì l’insigne reliquia di sant’Andrea, fino ad allora custodita nella Basilica Vaticana, al Vescovo metropolita ortodosso della città di Patrasso in Grecia, dove secondo la tradizione l’Apostolo fu crocifisso.

Le tradizioni evangeliche rammentano particolarmente il nome di Andrea in altre tre occasioni che ci fanno conoscere un po’ di più quest’uomo.

La prima è quella della moltiplicazione dei pani in Galilea. In quel frangente, fu Andrea a segnalare a Gesù la presenza di un ragazzo che aveva con sé cinque pani d’orzo e due pesci: ben poca cosa – egli rilevò – per tutta la gente convenuta in quel luogo (cfr Gv 6,8-9). Merita di essere sottolineato, nel caso, il realismo di Andrea: egli notò il ragazzo – quindi aveva già posto la domanda: “Ma che cos’è questo per tanta gente?” (ivi) – e si rese conto della insufficienza delle sue poche risorse. Gesù tuttavia seppe farle bastare per la moltitudine di persone venute ad ascoltarlo. La seconda occasione fu a Gerusalemme. Uscendo dalla città, un discepolo fece notare a Gesù lo spettacolo delle poderose mura che sorreggevano il Tempio. La risposta del Maestro fu sorprendente: disse che di quelle mura non sarebbe rimasta pietra su pietra. Andrea allora, insieme a Pietro, Giacomo e Giovanni, lo interrogò: “Dicci quando accadrà questo e quale sarà il segno che tutte queste cose staranno per compiersi” (Mc 13,1-4). Per rispondere a questa domanda Gesù pronunciò un importante discorso sulla distruzione di Gerusalemme e sulla fine del mondo, invitando i suoi discepoli a leggere con accortezza i segni del tempo e a restare sempre vigilanti.  Dalla vicenda possiamo dedurre che non dobbiamo temere di porre domande a Gesù, ma al tempo stesso dobbiamo essere pronti ad accogliere gli insegnamenti, anche sorprendenti e difficili, che Egli ci offre.

Nei Vangeli è, infine, registrata una terza iniziativa di Andrea. Lo scenario è ancora Gerusalemme, poco prima della Passione. Per la festa di Pasqua – racconta Giovanni – erano venuti nella città santa anche alcuni Greci, probabilmente proseliti o timorati di Dio, venuti per adorare il Dio di Israele nella festa della Pasqua. Andrea e Filippo, i due apostoli con nomi greci, servono come interpreti e mediatori di questo piccolo gruppo di Greci presso Gesù. La risposta del Signore alla loro domanda appare – come spesso nel Vangelo di Giovanni – enigmatica, ma proprio così si rivela ricca di significato. Gesù dice ai due discepoli e, per loro tramite, al mondo greco: “E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (12,23-24). Che cosa significano queste parole in questo contesto? Gesù vuole dire: Sì, l’incontro tra me ed i Greci avrà luogo, ma non come semplice e breve colloquio tra me ed alcune persone, spinte soprattutto dalla curiosità. Con la mia morte, paragonabile alla caduta in terra di un chicco di grano, giungerà l’ora della mia glorificazione. Dalla mia morte sulla croce verrà la grande fecondità: il “chicco di grano morto” – simbolo di me crocifisso – diventerà nella risurrezione pane di vita per il mondo; sarà luce per i popoli e le culture. Sì, l’incontro con l’anima greca, col mondo greco, si realizzerà a quella profondità a cui allude la vicenda del chicco di grano che attira a sé le forze della terra e del cielo e diventa pane. In altre parole, Gesù profetizza la Chiesa dei greci, la Chiesa dei pagani, la Chiesa del mondo come frutto della sua Pasqua.

Tradizioni molto antiche vedono in Andrea, il quale ha trasmesso ai greci questa parola, non solo l’interprete di alcuni Greci nell’incontro con Gesù ora ricordato, ma lo considerano come apostolo dei Greci negli anni che succedettero alla Pentecoste; ci fanno sapere che nel resto della sua vita egli fu annunciatore e interprete di Gesù  per il mondo greco. Pietro, suo fratello, da Gerusalemme attraverso Antiochia giunse a Roma per esercitarvi la sua missione universale; Andrea fu invece l’apostolo del mondo greco: essi appaiono così in vita e in morte come veri fratelli – una fratellanza che si esprime simbolicamente nello speciale rapporto delle Sedi di Roma e di Costantinopoli, Chiese veramente sorelle.

Una tradizione successiva, come si è accennato, racconta della morte di Andrea a Patrasso, ove anch’egli subì il supplizio della crocifissione. In quel momento supremo, però, in modo analogo al fratello Pietro, egli chiese di essere posto sopra una croce diversa da quella di Gesù. Nel suo caso si trattò di una croce decussata, cioè a incrocio trasversale inclinato, che perciò venne detta “croce di sant’Andrea”. Ecco ciò che l’Apostolo avrebbe detto in quell’occasione, secondo un antico racconto (inizi del secolo VI) intitolato Passione di Andrea: “Salve, o Croce, inaugurata per mezzo del corpo di Cristo e divenuta adorna delle sue membra, come fossero perle preziose. Prima che il Signore salisse su di te, tu incutevi un timore terreno. Ora invece, dotata di un amore celeste, sei ricevuta come un dono. I credenti sanno, a tuo riguardo, quanta gioia tu possiedi, quanti regali tu tieni preparati. Sicuro dunque e pieno di gioia io vengo a te, perché anche tu mi riceva esultante come discepolo di colui che fu sospeso a te …       O Croce beata, che ricevesti la maestà e la bellezza delle membra del Signore! … Prendimi e portami lontano dagli uomini e rendimi al mio Maestro, affinché per mezzo tuo mi riceva chi per te mi ha redento. Salve, o Croce; sì, salve davvero!”. Come si vede, c’è qui una profondissima spiritualità cristiana, che vede nella Croce non tanto uno strumento di tortura quanto piuttosto il mezzo incomparabile di una piena assimilazione al Redentore, al Chicco di grano caduto in terra. Noi dobbiamo imparare di qui una lezione molto importante: le nostre croci acquistano valore se considerate e accolte come parte della croce di Cristo, se raggiunte dal riverbero della sua luce. Soltanto da quella Croce anche le nostre sofferenze vengono nobilitate e acquistano il loro vero senso.

L’apostolo Andrea, dunque, ci insegni a seguire Gesù con prontezza (cfr Mt 4,20; Mc 1,18), a parlare con entusiasmo di Lui a quanti incontriamo, e soprattutto a coltivare con Lui un rapporto di vera familiarità, ben coscienti che solo in Lui possiamo trovare il senso ultimo della nostra vita e della nostra morte.

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Mercoledì della I settimana di Avvento

veglia

Audio Omelie

6 Dicembre 2017

2 Dicembre 2015


Avvento tempo per astenersi. Cosa devo non-fare, per fare l’unica cosa necessaria.

Avvento è il tempo per astenersi dall’ateismo. Mi spiego meglio. Astenersi dal fare delle proprie sensazioni il criterio della verità. Visto che per me è impossibile, allora è impossibile. Il limite a ciò che è possibile sarebbe esclusivamente fissato da quello che può fare la potenza umana. Astenersi da questo per non dover rinunciare all’unica verità necessaria che, cioè, Dio può intervenire nella storia. Questo è il miracolo. Dio che interviene con la Potenza di Dio nella sua creazione. Astenersi dal valutare la realtà in modo empio. Come se Dio non ci fosse. Come se Dio non vedesse. Come se a Dio non interessasse. Perché credere nell’esistenza teorica di Dio, ma come se fosse indifferente o impotente significa essere atei di fatto. Sicuramente non di Cristo. Cristiano significa pensare così: farò il meglio del mio meglio per offrire a Dio il mio meglio, cioè sette pani e pochi pescetti. A Lui il miracolo di moltiplicare. E questo sempre e per tutto.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo  Mt 15,29-37

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.

Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».

Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Martedì della I settimana di Avvento

saccenteAudio Omelie

1 Dicembre 2020 (Male antico è la conoscenza del bene e del male – la condanna del giudizio contro di sè e contro gli altri)

5 Dicembre 2017

29 Novembre 2016

1 Dicembre 2015


Avvento tempo per astenersi. Cosa devo “non-fare”, per fare l’unica cosa necessaria.

Oggi Gesù dice che per conoscere profondamente Dio come Padre occorre accogliere una Sua Rivelazione. È il Figlio e solo Lui che rivela il Padre. Le persone molto dotate intellettualmente, gli intelligenti, non sono avvantaggiati nella conoscenza di Dio. Se la mente acuta dei più intelligenti non lascia spazio all’umiltà di chi tende le mani invocando incessantemente per ricevere non arriverà da sola ad afferrare Dio.

Tempo di Avvento per astenersi dall’orgoglio intellettuale. Non fare i saccenti e implorare da Cristo come poveri la Rivelazione della paternità di Dio. Alla verità di Dio Padre non ci si arriva tramite una conquista intellettuale, ma tramite un umile e perseverante richiesta. Il nostro è il tempo dell’assenza di Dio, potremmo dire, per orgoglio ferito. Visto che da soli non lo si può raggiungere vuol dire che non esiste. Non è così. Esiste ma Dio si dona, anche a mostri di intelligenza, ma che accolgono questa legge di umiltà. Gesù vuole rivelare il Padre, ma solo a chi tende la mano della mente e della volontà. Chi vuole avere Dio per Padre deve avere Cristo per Re.

di Padre Maurizio Botta

Vangelo Lc 10, 21-24
+ Dal vangelo secondo Luca
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Lunedì della I settimana di Avvento

vegliaAudio Omelie

2 Dicembre 2019

4 Dicembre  2017

30 Novembre 2015


Vangelo   Mt 8,5-11

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail