22 Dicembre. O Rex gentium

22 dec o rex gentiumO Rex gentium et desideratus earum, lapisque angularis, qui facis utraque unum: veni et salva hominem, quem de limo formasti.

O Re delle nazioni che dalle loro genti sei atteso, pietra angolare, che raccogli i due popoli in uno solo:vieni e salva l’uomo che plasmasti dal limo.
Ascolta antifona O_Rex_gentium

“Quel giorno sarà tempo di angoscia per Giacobbe, tuttavia egli ne uscirà salvato”.. Le parole della lettura di questa sera ci mostrano come il giorno del Signore non giunge in tempi di pace e serenità, probabilmente la terra non ha mai conosciuto un’era simile, ma in un tempo che è contraddistinto dall’angoscia. Non la pace, ma l’angoscia, la constatazione sofferente della condizione di vita dell’uomo, il cuore stesso di ogni uomo, perennemente in attesa di qualcosa che lo sazi, che lo appaghi, sono l’humus, il terriccio adatto allo spuntare del giorno del Signore.
E’ il giorno della liberazione: romperò il giogo, spezzerò le sue catene, non saranno più schiavi…
Ma ognuno di noi potrebbe chiedersi: il Signore è venuto, e dov’è questa liberazione? Perchè continuiamo ad essere schiavi del peccato, perchè il male regna ancora sulla terra come se nulla fosse avvenuto?… I grandi perchè della storia…
Il Signore è venuto, e la sua potenza è apparsa, ma proprio perchè stiamo parlando della potenza di Dio e non della potenza umana di cavalli e di eserciti, questa potenza è qualitativamente diversa da quanto noi ci attenderemmo. Il grande Paolo ci dà una lettura stupenda riguardo la potenza e la sapienza di Dio: Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.(1Cor 1, 20-25). Capiamo allora che dobbiamo correggere i nostri criteri di potenza e sapienza quando parliamo di Dio.
La sapienza e la forza di Dio che vincono il male, la sofferenza e la morte si manifestano sotto i segni di una debolezza: un bambino, la povertà della sua famiglia, l’oscuro scenario della sua provenienza, la sua vita di maestro che sembrerà alla fine un fallimento totale, l’apparente vittoria dei suoi nemici, la croce, la morte, la sepoltura. Chi avrebbe mai sospettato che questi sarebbero stati i segni del Messia promesso? Eppure, proprio assumendo nella divinità tutto ciò che per noi è stoltezza, povertà, fragilità, tutto questo ha la possibilità di essere redento, cioè riscattato, ribaltato: se Dio assume tutto questo su di sé la povertà non è più fine a se stessa, ma un modo per condividere la vita di Dio; la sofferenza non è fine a se stessa, ma un modo per vivere l’unione a Dio; il male non è fine a se stesso, ma è il perdente per eccellenza, è ciò che Dio ha sconfitto combattendolo, e solo Dio poteva vincere il male; neanche più la morte sarà fine a se stessa, anche se all’apparenza sembra realmente la fine di tutto e la disgregazione totale di una vita: in realtà, dopo Gesù, la morte è l’ingresso nella pienezza della vita: è l’inizio della condivisione della vita di Dio, della vita divina.
Dunque, veramente nulla è cambiato da Gesù in poi? Veramente il mondo e l’uomo sono rimasti quali erano? No, proprio per niente! Io ho vinto il mondo! e per mondo si intende certamente tutto ciò che noi sperimentiamo di male e di amarezza, di sofferenza, di solitudine e di morte, ogni catena, ogni giogo che ci opprime la vita.. Lui l’ha vinto… e ha dato a noi uomini il potere di vincere tutto questo se solo abbiamo fiducia in Lui e nella Sua vittoria, se solo vogliamo essere salvati da Lui e dalla Sua forza…la potenza di Dio non annulla la libertà dell’uomo; l’uomo (che a volte si sente oppresso dalla religione e da Dio) non sa invece che la sua libertà è garantita solo da Dio, e Dio la rispetta a tal punto che accetta di vedere l’uomo non accogliere questa sua vittoria sul mondo ma decidere di combattere da solo…. sperimentando in realtà la propria impotenza e la propria stoltezza nel voler combattere e vincere ciò che solo Dio può vincere.
Ecco l’invocazione che stasera cantiamo nell’antifona: O Re delle nazioni, atteso delle genti, pietra angolare che raccogli i popoli in uno: vieni e salva l’uomo che plasmasti dal limo… Qui c’è l’invocazione di chi sa di essere limo, terra, impotente cioè verso tutto ciò che lo supera, che è più forte… e si rivolge al suo creatore: Vieni e salva quanto hai creato… è il grido di salvezza che la nostra vita urla a Dio dal profondo della sua povertà e del suo essere nulla senza il suo Creatore…

di Padre Rocco Camillò

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