Martedì della XXV settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

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Il santo è un uomo che ascolta e custodisce con perseveranza nel tempo le parole di Dio. Resiste al calore infuocato durante le tentazioni perché sotto di lui c’è terra e le radici possono scendere a raggiungere la terra nera, fresca e umida. Libera sopra di sé il suo campo dai rovi, cioè dalle preoccupazioni e dalle vanità che soffocano lo sviluppo del seme verso l’alto. Il santo stringe un legame con la persona di Cristo più decisivo e stringente di un legame di sangue. Gesù arriva a definire il santo addirittura come sua madre. E la presenza di questa unione ha una verifica possibile. Il vero discepolo, il vero santo è nel mondo, ma non è di questo mondo. Unito a Cristo è perseguitato. Ecco perché G. K. Chesterton nel suo San Francesco d’Assisi poteva scrivere: “Ancora ogni generazione cerca per istinto il suo santo. Ed egli è non ciò che la gente vuole, ma piuttosto colui del quale la gente ha bisogno (…). Da ciò il paradosso della storia che ciascuna generazione è convertita dal santo che la contraddice maggiormente”.

Una ragazza che per ascoltare Cristo chiede al ragazzo di aspettare il matrimonio per fare l’amore non stringerà forse con una ragazza che oggi vive la stessa cosa un rapporto più profondo di quello che potrebbe avere con una sorella carnale? Perché questo? Perché Cristo le ha legate a sé in un legame più forte rispetto a quello terribilmente forte che è quello biologico.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo Lc 8, 19-21
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».


Alcuni testi di autori spirituali sulla santità e l’unione a Dio

 

Non cercare di passare per santo prima di esserlo, ma prima di tutto divienilo, in modo che vi sia qualche verità con ciò che si dice.

Regola di san Benedetto (VI sec.) cap. 4

È senza dubbio una grande e rara virtù non sapere che si è grande, quando si fanno grandi cose ed essere il solo a cui la propria santità sia sconosciuta, mentre è manifesta a tutti.

San Bernardo (1090-1153), Sermone XIII

La vera misura della santità è l’umiltà. Datemi un’anima veramente umile, io dirò che lei è veramente santa; se è assai umile dirò che è assai santa; se è molto umile che è molto santa.

San Giovanni Eudes (1601-1680), Vita e Regno di Gesù, II, 25

Non potremo mai essere realmente santi fino a che saremo soddisfatti di noi stessi.

John Chapman (1865-1933), lettera del 21 novembre 1930

Per quel che posso dedurre dalla sua lettera non c’è nulla che vada storto. Immagino che talvolta si senta come un orologio alla fine della carica – lei vorrebbe essere ricaricata! So che lei cerca veramente di preoccuparsi della Volontà di Dio. Ma non si rende sempre conto, forse, che Egli la lascia così com’è per il suo bene. E ciononostante certamente lei lo sa molto bene. Infatti lei sa già tutto ciò che le ho detto; solamente qualche volta è utile essere rassicurati da qualcun altro! Quando si è in una sorta di “desolazione”, la sola cosa è di desiderare di essere lì e di dimorarvi. È il solo mezzo di unione a Dio. Se lei conosce “ La Salita al Monte Carmelo”, conoscerà la dottrina secondo la quale il solo mezzo di unione è la disappropriazione di sé stessi, secondo la quale le illuminazioni e le ispirazioni sono incoraggianti e utili, ma non sono l’unione. L’unione è il dono di sé stessi a Dio impossibile da percepire, la cui sola parte percettibile è l’abbandono di tutto il resto. Quando non abbiamo conforto in Dio, ma lo vogliamo più di ogni altra cosa, siamo probabilmente più uniti a Lui rispetto ad ogni altro momento. La dottrina di San Giovanni della Croce è austera, ma San Francesco di Sales insegna esattamente la stessa cosa in un modo più piacevole, allo stesso modo di tutti i santi. Dobbiamo dunque tendere ad essere nel deserto, in terra deserta et inaquosa, e non ad avere una qualche coscienza della grazia di Dio e della Sua Presenza. Si tende a dire: “ Sono così debole! Non posso andare avanti così! Devo avere certe consolazioni, o altrimenti molto semplicemente cadrò e diventerò più mondano.” Ma Dio lo sa meglio di noi. Una fiducia assoluta e completa, la fiducia, l’abbandono, ecco ciò di cui abbiamo bisogno. Mi scusi se scrivo delle verità così evidenti! Preghi per me per favore e io pregherò per lei.

John Chapman (1865-1933), lettera del 24 Marzo 1922

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