Giovedì della XXVI settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

3 Ottobre 2019

1 Ottobre 2015


Li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Gesù si fa precedere dai suoi discepoli. La presenza di Gesù è il Regno di Dio, i discepoli possono “solo” annunciare che il Regno di Dio è vicino. Ma l’approssimarsi di questo Regno di Dio, cioè di Cristo stesso, è sperimentabile. Il discepolo mandato da Gesù è fisicamente abitato dalla Pace di Cristo, una Pace più profonda di ogni pace umana, psicologica. La Pace di Dio è descritta come una sorta di fluido, qualcosa di ben concreto che scende e contagia chi accoglie Cristo nella persona del suo apostolo. L’avvicinarsi del Regno di Dio porta con sé i doni della Pace e della Gioia di Dio che si offrono alla storia dell’umanità. Resta sempre la libertà, anche oggi ricordata, di accogliere o rifiutare il dono. La storia degli uomini, rifiutata questa Pace e Gioia Divina, resta solo una terribile storia di lupi famelici. Illudere su questo, parlando di una presunta bontà dell’uomo, significa ingannare atrocemente. Alla fine della sua vita Santa Teresina di Lisieux descrive proprio uno dei doni che l’avvicinarsi di Cristo porta con sé.

Sì è proprio così! Io non sono più, infatti, come nella mia infanzia, accessibile ad ogni dolore; sono come risuscitata, non sono più nel luogo dove mi credono….Oh! non mettetevi in pena per me, sono giunta a non poter più soffrire, perché ogni sofferenza mi è dolce.

Teresa del Bambin Gesù (1873-1897) Ultimi colloqui 29 Maggio 1897

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo Lc 10, 1-12
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».


Il grande principio della vita interiore è nella pace del cuore… Ecco perché le vere ispirazioni di Dio sono sempre dolci e pacifiche, portando alla fiducia e all’umiltà; mentre le altre sono vivaci, inquiete, turbolenti, portando allo scoraggiamento e alla sfiducia, o anche alla presunzione e alla volontà propria.

Jean-Pierre de Caussade (1675-1751), Lettera 91

Se qualche pensiero indebolisce la nostra anima, l’inquieta o l’agita, le toglie la sua pace, la sua tranquillità e la quiete che essa aveva prima, è un segno chiaro che ciò viene da uno spirito cattivo, nemico del nostro progresso e della nostra salvezza eterna.

San Ignazio di Loyola (1491-1556), Esercizi Spirituali, § 333

Non appena l’agitazione entra nel vostro cuore, è una prova che non è nella purezza e nella santità di Dio; poiché ovunque è Dio, lì è anche la pace.

Francesco Libermann (1802-1852), Lettera del 20 luglio 1835

Sì! È per mezzo di quest’amorosa preferenza del beneplacito di Dio a noi stessi, è per mezzo di questo fiat reiterato e come abituale nei confronti della divina volontà, che noi godiamo di una vita felice…; è così che troviamo e gustiamo la pace in mezzo ai turbamenti e la nostra felicità nelle croci che la natura chiama disgrazie.

Alessandro Piny (1640-1709), Stato di puro Amore, cap. III

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