20 Dicembre. O Clavis David

20 dec O clavisO Clavis David, et sceptrum domus Israel; qui aperis, et nemo claudit; claudis, et nemo aperit: veni et educ vinctum de domo carceris, sedentem in tenebris et umbra mortis.

O Chiave di Davide e Scettro della casa d’Israele, che apri e nessuno chiude, chiudi e nessuno apre: vieni e conduci fuori dal carcere il prigioniero che siede nelle tenebre e all’ombra della morte.

 

 

Ascolta l’antifona O_Clavis_David

Anche questa sera Cristo è invocato con un riferimento biblico che fa capo al re David, Chiave di Davide. Anche le profezie che abbiamo cantato poco fa, hanno una strofa tratta dal brano appena proclamato: il segno del potere sarà sopra le sue spalle. I re portavano i segni del loro potere regale, i loro distintivi, diremmo; questo re avrà sul suo popolo una regalità che farà capo a Davide, allora è importante capire qual’era la prerogativa di Davide rispetto agli altri re d’Israele.
Innanzitutto, come abbiamo già sentito ieri sera, Davide, come re, è stato direttamente scelto da Dio che manda un suo profeta ad ungerlo, anche se al tempo stava già regnando Saul, il primo re d’Israele. E’ un re, dunque, non eletto dagli uomini, non voluto da un’acclamazione di popolo o risultato da una consultazione umana, questo re è scelto da chi scruta i cuori e non guarda l’aspetto, ma la qualità del cuore. Dunque, il cuore di questo “erede davidico” sarà un cuore secondo Dio e non secondo gli uomini; proprio perché le promesse fatte a Davide si compiranno in questo suo erede, questo nuovo re realizzerà pienamente anche quanto in Davide è risultato mancante: il cuore di questo re sarà perfettamente secondo Dio; Davide, al confronto, ne sarà una pallida immagine.
Sappiamo ancora quale fosse la speranza escatologica che il popolo d’Israele sognava, quale attesa avesse sul figlio di Davide, cioè la ricostruzione dell’unità d’Israele, unità che c’era stata solo al tempo di Davide, fino a Salomone; dopo di lui, con Roboamo il Regno d’Israele conclude l’epoca dell’unità, per dividersi irreparabilmente in due: il Regno del Nord, l’Israele propriamente detto, e quello del Sud, il Regno di Giuda. Da quel momento in poi, tutti i profeti hanno sognato l’era della restaurazione di un regno sotto un solo re, un desiderio che rimase solo tale, una speranza che venne riposta nel Messia, questo atteso discendente davidico che, finalmente, avrebbe riunificato le genti di Israele
A questo re viene affidata la chiave della casa di Davide, cioè il pieno potere di chi può disporre di tutto. Quando affidiamo le chiavi di casa a qualcuno lo facciamo padrone, signore della nostra casa, può entrare e uscire come e quando vuole, può aprire o chiudere la porta a suo piacimento anche ad altri.
Lo Spirito di Dio ha suscitato questa attesa nei cuori dei sapienti, e la storia della salvezza ci mostra come sia stato un desiderio mosso veramente dallo Spirito. Israele non immaginava neanche la grandezza e il potere di questo re che avrebbe tenuto in mano le chiavi della casa di Davide, il quale non solo il popolo di Israele, ma ogni popolo, tutte le genti riunirà sotto il suo scettro, quelli del passato e quelli del futuro. Il povero sguardo umano è sempre talmente piccolo e ristretto che non vede al di là dei propri occhi, ma lo sguardo di Dio è infinito e comprende ogni cosa. Israele intuì il disegno di unità che era affidato a questo discendente di Davide, ma non poteva presagirne l’ampiezza e la totalità.
Ancora di più: a questo re non solo viene affidata la chiave della casa di Davide, ma Egli stesso viene definito chiave. Un po’ strana come definizione: un uomo, un re, può avere le chiavi del regno e del potere, ma un uomo non è una chiave. Ma a questo punto, per comprendere bene di che chiave stiamo parlando, occorre richiamare alla mente le parole che Gesù stesso dirà di sé: Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Gesù si dirà non solo chiave, ma ancora di più: chiave e porta: cioè per entrare in questo Regno di unità fra gli uomini e con Dio, Lui è l’accesso: non si può bypassarlo, pena il restarne fuori: Nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me. Gesù è l’unica chiave di accesso a Dio. Non passare per mezzo di Lui, che vuol dire in concreto non osservare la Sua Parola, pensare di poter fare a meno di Lui, dei suoi insegnamenti e delle sue disposizioni riguardo la nostra salvezza (la prima delle quali è la Chiesa fondata su Pietro, l’unica sposa alla quale si è consegnato) vuol dire vivere l’illusione di un veritiero rapporto con Dio.
Chiave di Davide, Scettro della casa d’Israele, che apri e nessuno chiude, chiudi e nessuno apre: vieni e conduci fuori dal carcere il prigioniero che siede nelle tenebre e all’ombra della morte. Chi non vive in unione a Cristo è ancora prigioniero della divisione, del male, del peccato, è ancora fuori dalla porta di accesso al Regno di Dio. Gesù passava per tutte le strade ad annunciare proprio questa opportunità: Il Regno dei Cieli è vicino, convertitevi e credete al vangelo.

di Padre Rocco Camillò C.O.

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