Martedì della XXX settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

30 Ottobre 2018

31 Ottobre 2017

27 Ottobre 2015


Il Regno di Dio è la presenza agente di Cristo nella storia. Cristo regna sulla storia come il lievito. La presenza del Regno di Dio è prima concentrata solo nella persona di Cristo per poi estendersi, per suo Dono misteriosissimo di Scelta, di Elezione, ad alcuni uomini per far fermentare tutto la pasta. Una cosa piccolissima, un semino, capace di diventare una pianta grandissima e robustissima. Una cosa piccolissima e nascosta, il lievito, capace di diventare realtà efficacissima per tutto il resto. A tutti è offerta la possibilità di beneficiarne. Tutti attendono la potenza nascosta di questo lievito, capace di far fermentare tutta la pasta che lievito non è. La pasta non è lievito. Lievito, se chiamati, non si diventa senza la nostra libertà. Eletti si diventa rispondendo liberamente sì a una chiamata altrettanto libera da parte di Dio. Molti sono i chiamati pochi gli eletti. Eletti per beneficare tutti.

Il Regno dei cieli è quindi qualcosa che all’inizio sembra invisibile, ma che ha in sé una forza e un’efficacia misteriosa. Pensiamo alla preghiera e il tempo ad essa consacrato. Essa è il tempo in cui volontariamente chiediamo che Cristo regni su di noi. Rispetto al cumulo dei minuti e delle ore questo tempo sembra proprio invisibile, ma proviamo a toglierlo… È come togliere il lievito. Il resto delle ore e dei minuti non fermenterà, non lieviterà.

di Padre Maurizio Botta

 

Vangelo   Lc 13,18-21

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».

E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

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Lunedì della XXX settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

30 Ottobre 2017

24 Ottobre 2016

26 Ottobre 2015

 

 


Vangelo Lc 13,10-17

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato». Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?». Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

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Salvami!

Audio Omelie

25 Ottobre 2020 (Non regolette ma somma convenienza)

29 Ottobre 2017

Commento alle letture della XXX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) di P. Maurizio Botta per la Radio Vaticana


Il Catechismo degli Adulti spiega meravigliosamente in poche parole la perenne importanza dei comandamenti di Dio.

I dieci comandamenti appartengono alla rivelazione di Dio. Al tempo stesso ci insegnano la vera umanità dell’uomo. Mettono in luce i doveri essenziali e, quindi, indirettamente, i diritti fondamentali inerenti alla natura della persona umana.

« Fin dalle origini, Dio aveva radicato nel cuore degli uomini i precetti della legge naturale. Poi si limitò a richiamarli alla loro mente. Fu il Decalogo ». Sant’Ireneo

Quantunque accessibili alla sola ragione, i precetti del Decalogo sono stati rivelati. Per giungere ad una conoscenza completa e certa delle esigenze della legge naturale, l’umanità peccatrice aveva bisogno di questa rivelazione.

« Una completa esposizione dei comandamenti del Decalogo si rese necessaria nella condizione di peccato, perché la luce della ragione si era ottenebrata e la volontà si era sviata ». San Bonaventura

Il dottore della Legge chiede questa sera a Gesù quale sia  il più grande tra tutti questi comandamenti e prescrizioni, ma per comprenderne le intenzioni, il contesto è sempre decisivo.

I farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova…

La risposta di Gesù è risposta ad uno in gamba che lo mette alla prova. Gesù dà una risposta che è sintesi della Legge e dei Profeti ovvero di tutto l’Antico Testamento. Una sintesi che però nemmeno i migliori israeliti sono riusciti a vivere. San Paolo, lo abbiamo ascoltato solo qualche giorno fa e non ci stanchiamo di ripeterlo tanto è snobbato, lo espresse così, a mio avviso in modo insuperabile:

18Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; 19infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. 20Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. 21Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. 22Infatti nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, 23ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato, che è nelle mie membra. 24Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Rm 7,18-24

San Paolo testimonia autobiograficamente che anche nel caso in cui uno acconsenta nell’intimo ad amare Dio con tutta la mente, con tutte le forze e il prossimo come sé stesso, anche in questo caso, questo in realtà è impossibile per le sole forze umane. L’uomo è impotente. L’uomo con le sue sole forze non riesce a vivere questi comandamenti, nemmeno in quei rari casi in cui lo desideri veramente con tutte le sue forze. Da qui il grido di ogni vero credente, di ogni non-fariseo ipocrita. Da qui il grido di ogni vero cristiano, di ogni vero discepolo di Cristo. Chi mi libererà da me stesso?

Le parole successive di San Paolo sono il grido di gratitudine a Gesù vivo che ha risposto a questo grido sincero di impotenza, a questo bisogno profondo di liberazione.

Francesco Silvestre, autore e compositore dei testi dei Modà, ha scritto una canzone intitolata Salvami. In un’intervista spiegherà così: “Un pezzo a cui sono molto legato, è un dialogo tra me e Dio fatto in un periodo difficile della mia vita”. Questo il ritornello:

Salvami e allunga le tue mani verso me.

Prendimi e non lasciarmi sprofondare.

Salvami ed insegnami ad Amare come Te e ad essere migliore.

Ecco il compimento dell’Antico Testamento. L’unica buona notizia. Un Amore che ci precede, che ci afferra e si dona trasformandoci, dandoci una Vita che non possiamo donarci da soli. Dandoci la forza amatoria di un Dio Vivente.

1Giovanni 4,10 In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.

Giovanni 3,16  Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.

Giovanni 15,9 Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.

Giovanni 13,1 Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. 

Giovanni 17,23-26 Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.

Giovanni 13,34 Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

di Padre Maurizio Botta C.O.


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Sabato della XXIX settimana del Tempo Ordinario

robin73_pescatore_e_cane_mareAudio Omelie

24 Ottobre 2020 (Invecchiare male)

27 Ottobre 2018

22 Ottobre 2016

24 Ottobre 2015


In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Con quale finalità raccontano a Gesù questo fatto di cronaca nera? Lo capiamo dalla risposta di Gesù. Volevano sapere quale colpa orribile avessero compiuto questi Galilei per ricevere una tale punizione da Dio. Era per loro scontato che una colpa occulta dovesse esserci. L’atteggiamento anche nostro di giudicare le situazioni. Puntare l’obbiettivo sugli altri, sulle loro colpe segrete o manifeste. E Gesù sposta come suo solito l’obiettivo. Dal loro di quei Galilei anonimi al voi preciso di coloro che sono di fronte a lui. Da lui a me. Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se voi non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. E rincara la dose. Aggiungendo un altro esempio sulla linea del primo. Un’altra terribile disgrazia. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se voi non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. Gesù conclude con la parabola del fico infruttifero alla quale da una chiave di lettura che ci coinvolge tutti ancora oggi. La vita del peccatore, dell’empio che vive come se Dio non ci fosse, di chi non da frutto, è espressione della pazienza di Dio. Come la disgrazia improvvisa non è sottolineatura di una colpa più grande, così la vita che continua può essere letta come pazienza di un Dio che attende frutti. Non è che Dio stia pazientando con me?

di Padre Maurizio Botta

Vangelo  Lc 13,1-9

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

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Venerdì della XXIX settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

26 Ottobre 2018

27 Ottobre 2017

21 Ottobre 2016

23 Ottobre 2015


Vangelo Lc 12,54-59

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

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