
L’albatro (C. Baudelaire)
Francesco Teresi ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” questa poesia di Gli ho chiesto di raccontare il perchè in poche righe. Eccole.
“La metafora dell’artista, che come un albatros – in grado di librarsi nel cielo con grande eleganza – si muove goffo su un ponte di una nave, sbeffeggiato e ridicolizzato dai marinai. Spesso mi sono lasciato guidare dalla superficialità. Ho sparato giudizi e sentenze, per poi scoprire che chi giudicavo sarcasticamente aveva grandi ali e riusciva a volare più in alto e più a lungo di me.”
Antologia completa.
Spesso, per divertirsi, gli uomini d’equipaggio
Catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
Che seguono, indolenti compagni di vïaggio,
Il vascello che va sopra gli abissi amari.
E li hanno appena posti sul ponte della nave
Che, inetti e vergognosi, questi re dell’azzurro
Pietosamente calano le grandi ali bianche,
Come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi.
Com’è goffo e maldestro, l’alato viaggiatore!
Lui, prima così bello, com’è comico e brutto!
Qualcuno, con la pipa, gli solletica il becco,
L’altro, arrancando, mima l’infermo che volava!
Il Poeta assomiglia al principe dei nembi
Che abita la tempesta e ride dell’arciere;
Ma esule sulla terra, al centro degli scherni,
Per le ali di gigante non riesce a camminare.
