On Ragland Road (Patrick Kavanagh)

Patrick Kavanagh

Nicola Commisso ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” questa ballat. Gli ho chiesto di raccontare il perchè in poche righe. Eccole.

“Una poesia che amo molto, di un poeta contadino dell’Irlanda, e divenuta poi una classica ballata nazionale. Una poesia che amo rileggere spesso e che molto mi ha consolato. Una poesia che manifesta il bisogno di un amore assoluto e che mette in guardia dal cercarlo nelle creature, fatte di argilla, di terra. Una poesia di un amore perduto e di un Destino ritrovato.”

Antologia completa.


On Raglan Road on an autumn day I met her first and knew 
That her dark hair would weave a snare that I might one day rue; 
I saw the danger, yet I walked along the enchanted way, 
And I said, let grief be a fallen leaf at the dawning of the day. 

On Grafton Street in November we tripped lightly along the ledge 
Of the deep ravine where can be seen the worth of passion’s pledge, 
The Queen of Hearts still making tarts and I not making hay – 

O I loved too much and by such and such is happiness thrown away. 

I gave her gifts of the mind I gave her the secret sign that’s known 
To the artists who have known the true gods of sound and stone 
And word and tint. I did not stint for I gave her poems to say. 
With her own name there and her own dark hair
like clouds over fields of May 

On a quiet street where old ghosts meet I see her walking now 
Away from me so hurriedly my reason must allow 
That I had wooed not as I should a creature made of clay – 
When the angel woos the clay he’d lose his wings at the dawn of day.


Per Ragland Road una mattina d’autunno la incontrai per la prima volta e capii / Che i suoi capelli neri sarebbero diventati un giorno un lacciolo di cui pentirmi; / Lo vidi il pericolo, eppure mi incamminai lungo quel sentieri incantato / E dissi, lascia che il dolore sia una foglia caduta allo spuntare del giorno.

Per Grafton Street, di novembre, camminavamo spensierati sul costone / Della scarpata profonda dove si può vedere quanto vale il pegno della passione. / La regina di cuori ancora faceva torte ed io non facevo il fieno /Ma l’amavo, troppo e così tanto e così tanto la felicità si butta via.

Le diedi i doni della mente, le diedi il segno segreto che è noto / Agli artisti che hanno conosciuto i veri dèi del suono e della pietra / La parola e il colore. E non mi posi limiti perché le diedi poesie da dire / Col suo nome scritto sopra e i suoi capelli neri come nuvole sopra i campi di maggio.

Per una strada silenziosa dove si incontrano vecchi fantasmi la vedo camminare ora / Così lontano da me precipitosamente la mia ragione deve ammettere / Di aver amato più di quanto dovrebbe una creatura fatta di terra / Quando gli angeli corteggiano la terra perdono le loro ali allo spuntare del giorno.

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