Piedi conosciuti (Giovedì Santo 2016)

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Tutta l’attenzione dell’anima deve rivolgersi ai misteri che in questa messa soprattutto vengono ricordati: cioè l’istituzione dell’eucaristia, l’istituzione dell’ordine sacerdotale e il comando del Signore sulla carità fraterna: tutto ciò venga spiegato nell’omelia. Paschalis sollemnitatis -16 gennaio 1988

Giovanni, nel riferire le ultime ore di Gesù con i suoi discepoli e raccogliendo i «discorsi dell’ultima cena» non racconta i gesti e le parole sul pane e sul vino come fanno gli altri evangelisti o San Paolo nell’antichissima lettera ai Corinzi (53 d.C.). Giovanni ricorda, invece, il gesto della lavanda dei piedi non trasmesso dagli altri evangelisti, e lo definisce “amare fino alla fine”. La lavanda dei piedi illuminò per Giovanni le parole precedenti di Gesù: Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi. Fate questo in memoria di me. Ed è fondamentale capire visto che Gesù subito dopo avrebbe detto: Vi do un comandamento nuovo. Amatevi come io vi ho amato.

Nella prassi orientale antica era usanza offrire acqua all’ospite perché si lavasse i piedi impolverati dal viaggio, coperti solo da sandali. Ma un testo giudaico di commento all’Esodo esplicitamente ammoniva che non si poteva esigere neppure da uno schiavo che lavasse i piedi al padrone o al suo ospite.

Voi, vi … A chi Gesù ha lavato i piedi? Ai più vicini. Ai suoi Dodici. Osserva Jean Vanier «quando Gesù istituisce l’eucaristia si rivolge a tutti e dodici i discepoli insieme; ma quando si inginocchia e lava i piedi, lo fa a ciascun discepolo individualmente, toccando la sua carne» Piedi conosciuti quindi. Non di poveri o malati, ma di uomini frequentati quotidianamente. Il comandamento più arduo. Quel “voi” è definito da Dio. Dodici non tredici. Questi e non quelli. Quante volte ho visto generiche passioni per i lontani, per gli ultimi. Tuffi carpiati nel volontariato sociale. Tutto, ma fuori. Ai lontani perdoniamo molto, perché nulla abbiamo da perdonar loro. Paternalisti e indulgenti fuori, mai con lo sposo o con la sposa. Buonisti all’esterno con i lontani, mai buoni con i credenti come te. Uomini irenisti e ottimisti sul mondo, ma che ai propri sacerdoti non perdonano nulla. All’emarginato una fredda condiscendenza. Al prossimo feriale, quello vicino, una spietatezza che recrimina anche sulle virgole.

Gesù istituisce in questa sera il sacerdozio per la celebrazione dell’Eucaristia. Quanti ho incontrato che cantano la presenza reale di Cristo nel Sacramento dimenticando il perché questo Vero Corpo e Sangue ci è donato. Farmaco per vivere il comandamento più radicale di Cristo. La Grazia necessaria per vivere l’amore più abissale quello della quotidianità, quello di tutti i giorni. Cristo non ci chiede di amare l’uomo o l’umanità. Troppo troppo comodo. Troppo chic. Troppo da ricchi. Un sacramento che sprigiona la sua potenza per vivere la cosa più difficile: amare i vicini. Adorare questa notte per amare quelli di cui conosciamo le rughe, il fetore morale, i difetti, i tic solo perché la vita ce li ha messi stabilmente accanto. Per un cristiano “la vita” è la Provvidente Volontà di un Padre. Ci chiediamo mille volte se micro-fatti, sono Volontà di Dio e non ci interessiamo di quella Volontà certa di persone che per anni Dio fa camminare al nostro fianco. La domanda dei bambini: dov’è Dio? Ubi Caritas est vera Deus ibi est. Noi sacerdoti fatti da Dio per questo, per donare il Corpo di Cristo che solo può immettere nella storia un Amore capace di rendere visibile Dio.

di Padre Maurizio Botta C.O.

 

 

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