Lunedì della IX settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

4 Giugno 2018

30 Maggio 2016

1 Giugno 2015


“Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro.”

Questa parabola Gesù la pronuncia “contro”. È un’accusa. Capi dei sacerdoti, scribi e anziani erano uomini molto religiosi, il riferimento religioso della “vigna” di Israele, a cui Dio manda con regolarità i suoi profeti a ritirare i frutti. La pazienza del padrone della vigna viene interpretata come legittimazione a comportarsi da proprietari delle persone a loro, in realtà, solo affidate. Il Padre è paziente nell’attesa, è lento all’ira, anche di fronte al maltrattamento subito dai suoi santi profeti, ma inviandoli non smette mai di ricordare che è lui il vero proprietario. A lui sono dovuti i frutti. Oggi siamo consolati nel vedere come Dio nei secoli comunque “ci tenga” sempre al suo popolo prima e alla Sua Chiesa oggi. Ci consola il fatto che Dio sia premuroso e continui a esserlo. Prima vengono inviati i profeti, poi il Figlio e oggi e per sempre i santi membra vive del Suo stesso Figlio. Ci mette, invece, in discussione il fatto che Dio ci abbia donato un numero fissato di giorni di cui dovremo rendere conto, perché Dio non smette di attendere un frutto. In particolare questo Vangelo mette in guardia coloro che oggi sono i nuovi riferimenti religiosi del Nuovo Popolo di Israele, la Chiesa. Il rischio sempre attuale per noi sacerdoti di considerare la Chiesa nostra e non sua, di viverla con una mentalità politica e padronale. Ci viene ricordato infine a tutti che ci sarà un giudizio, una manifestazione evidente di chi è il padrone della vigna e anche la condanna eterna per coloro che avranno trattato la Vigna del Signore come propria proprietà.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo Mc 12, 1-12
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».
E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

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